Stasera Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, è stato ospite della trasmissione della Rai "Il processo del lunedì", condotto in studio dal giornalista Varriale. Durante la trasmissione c'è stata un intervista a Moggi che ha parlato tra gli altri argomenti trattati di Calciopoli, ferita ancora aperta e mai rimarginata del calcio italiano. Lo scandalo di Calciopoli scoppiò nel 2006, proprio l'anno nel quale l'Italia di Marcello Lippi vinceva il suo ultimo mondiale di calcio, mentre nel 2010 e nel 2014 gli azzurri sono usciti al girone di qualificazione, facendo una magra figura.

Moggi ha detto di non essere stato mai condannato in via definitiva, visto che manca il terzo grado di giudizio che dovrebbe essere sancito il ventidue di gennaio 2015, e che i campionati sotto accusa sono comunque stati giudicati non alterati e manipolati, motivo per il quale non si capisce il perché dell'assegnazione dello scudetto dell'anno 2006 all'Inter, all'epoca di proprietà del patron Massimo Moratti.

Alcuni giornalisti in studio hanno espresso giudizi contrastanti rispetto all'ex direttore generale bianconero, per il quale l'attuale presidente juventino Andrea Agnelli in settimana aveva chiesto una sorta di perdono, dicendo che Moggi era diventato troppo importante e influente nel calcio italiano, mentre altri hanno in un certo modo avvallato la tesi di big Luciano.

Secondo lo stesso Moggi, Calciopoli è scoppiata proprio a causa della sua influenza nel calcio che lui stesso ha definito non essere un reato, bensì una qualità che probabilmente infastidiva gli altri che non riuscivano a vincere, nonostante spendessero più risorse della sua Juventus. Il discorso chiaramente non ha avuto una conclusione, viste le differenti idee messe in campo, l'unico dato di fatto emerso e che all'epoca moggiana l'Italia annoverava in squadra diversi campioni che ci hanno portato a vincere un mondiale e arrivare secondi in un campionato europeo perso solo al golden gol.

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L'unico pensiero comune emerso in studio è quello per cui è stato assolutamente errato assegnare all'Inter uno scudetto, quello del 2006, che se effettivamente non regolamentare, non si sarebbe dovuto assegnare, non regalando a nessuno un campionato definito irregolare tramite penalizzazioni e giudizi perlomeno discutibili. In attesa del terzo grado del gennaio 2015 attendiamo la prossima bagarre, che quotidianamente si scatena sul web e sui social network frequentati da tifosi e pseudo tali.