Il gioco calcio è bello anche per questo. In mezzo a nomi che hanno scritto la storia recente del pallone anche chi è meno conosciuto, quasi dimenticato, può ritagliarsi un giorno da protagonista, da eroe. È la favola di Javier "Chicharito" Hernandez, giocatore messicano del Real Madrid che in stagione, fino a ieri, aveva giocato solo scampoli di partita, solo cinque volte Carlo Ancelotti aveva scelto di farlo giocare come titolare, mai in una partita di Champions. Un bilancio di 5 gol, 4 in Liga e 1 in Coppa del Re, pochi per chi la scorsa estate aveva lasciato il Manchester United per giocare nella squadra più forte del Mondo.

Chicharito, un soprannome che il giocatore ha eriditato dal padre chiamato "Chicharo", anche lui calciatore che può vantare 28 presenze e 4 gol nella nazionale messicana, arriva a Madrid sapendo che trovare un posto in questa squadra stellare sarà problematico. Davanti a lui nomi del calibro di Cristiano Ronaldo, Gareth Bale, James Rodriguez, Karim Benzema. Ma la stagione è lunga, gli impegni per una società come il Real in una stagione sono moltissimi, verrà anche il suo momento, deve aver pensato. Eppure passano le settimane, i mesi e Chicharito raccoglie la miseria di 782 minuti giocati in 8 mesi, un bilancio che sconforterebbe chiunque.

Poi arriva la partita che può decidere una stagione.

Una partita che sembra essere un tabù per il Real Madrid. La sfida di Champions contro i cugini dell'Atletico, già affrontati sette volte in stagione senza mai riuscire a vincere. Il Real di Ancelotti è a pezzi: Luka Modric, Gareth Bale e Karim Benzema sono infortunati. Questa volta tocca proprio al messicano mantenere vivo il sogno dei Blancos.

Hernandez è titolare nella sfida del Bernabeu, uno stadio da sogno, una platea, se contiamo i telespettatori di mezzo mondo, di milioni di tifosi. L'ultima volta che era stato titolare in Champions era il dicembre del 2012, Chicharito giocava con il Manchester United e la partita non andò bene, gli inglesi persero in casa contro i rumeni del CFR Cluji per 1 a 0.

Acqua passata. Ora c'è solo il Real, ora c'è solo l'Atletico e Jan Oblak, il giovane portiere sloveno che ha parato tutto nella partita di andata.

Come nelle migliori favole, dopo 88 minuti combattutissimi, l'unico gol, il gol che dà la qualificazione al Real, il gol che permette di continuare a sognare, il gol che forse salva la panchina di Carlo Ancelotti, lo segna proprio lui, Javier "Chicharito" Hernandez, e il Bernabeu esplode. "Il gol della vita" scrive il quotidiano spagnolo Marca, e forse ha ragione, perché il messicano non si dimenticherà della notte del Bernabeu. "Ho segnato io, - ha detto a fine partita, - ma il gol è di tutta la squadra e dei tifosi." Ora è il momento di ritornare in panchina per Chicharito, aspettando la prossima occasione, aspettando di tornare a essere Eroe per un giorno. Magari nella finale di Berlino, chi può dirlo?