In questi giorni, i tifosi del Milan stanno maturando un'amara consapevolezza: quella che l'intera operazione di vendita del 48% delle quote societarie a Bee Taechaubol possa essere soltanto un 'bluff' e, come, in realtà, non vi sia alcuna volontà da parte della famiglia Berlusconi di cedere il Milan, o parte di esso, all'imprenditore thailandese. Allo stato attuale delle cose, sorgono persino dubbi sull'esistenza effettiva di una trattativa per il passaggio delle quote.

Ma andiamo con ordine: già durante lo scorso anno, dopo aver capito che la famiglia Berlusconi aveva deciso di farsi aiutare nella gestione del Milan, Bee Taechaubol, di professione broker, introdotto al Cavaliere dalla mediatrice Licia Ronzulli, si era fatto avanti con il Presidente rossonero.

All'epoca, Bee aveva paventato di rilevare l'intera società, con l'aiuto della banca cinese Citic e quella di Abu Dhabi, Ads Securities; Silvio Berlusconi, però, sembrava maggiormente interessato all'offerta di una cordata cinese, che faceva capo a Richard Lee, imprenditore appoggiato dal Governo di Xi Jinping. Motivo per il quale Bee Taechaubol era sembrato scavalcato nelle grazie di Berlusconi: nonostante, poi, la cordata di Lee si fosse rivelata una bolla di sapone, prima della fine dello scorso campionato, il discorso relativo ad una possibile cessione della società rossonera sembrava essere andato definitivamente in soffitta.

Questo fino al mese di luglio, quando Bee Taechaubol piombò in gran segreto ad Arcore, sottoponendo a Berlusconi un piano niente male: acquisizione del 48% del Milan, con la possibilità, per il Cavaliere, di restare Presidente e proprietario; commercializzazione del brand Milan sui maggiori mercati asiatici; possibilità di quotazione della società sulla Borsa di Hong Kong e, soprattutto, tantissimi soldi per il mercato e per far tornare il Milan lo squadrone di un tempo.

Ad inizio agosto, quindi, in Sardegna, arrivò la firma sull'accordo preliminare di contratto, che avrebbe dovuto essere ratificato entro domani, 30 settembre. Questa firma, però, potrebbe non arrivare mai. Alcune voci, riportate da 'La Gazzetta dello Sport', affermano come Bee Taechaubol si stia addirittura defilando dalla trattativa; altre, riportate invece dal 'Corriere della Sera', narrano di come l'imprenditore thailandese arriverà lo stesso in Italia venerdì, per chiedere ai vertici di Fininvest un ulteriore slittamento della firma.

Il tutto ciò starebbe irritando il Presidente Silvio Berlusconi, il quale comincerebbe a nutrire dei dubbi sulla reale disponibilità economica di Bee Taechaubol.

C'è, infine, un'altra voce: questa trattativa, in realtà, non sarebbe mai esistita, ed avrebbe avuto soltanto lo scopo di gettare fumo negli occhi dei tifosi. Con degli interrogativi, ancora aperti, palesemente a sostegno di questa teoria, come evidenziatodalle inchieste de 'La Repubblica' e de 'L'Espresso': perché il nome della banca Ads Securities è uscito così rapidamente dalla trattativa?

Perché la Citic ci sta mettendo un'eternità a concederele garanzie economichea Bee Taechaubol? Perché, soprattutto, l'imprenditore thailandese si affiderebbe, per condurre la trattativa, a dei consulenti (Gerardo Sagat, Paolo Di Filippo e Andrea Baroni), pluri-indagati, vicini a Fininvest, e che già in passato avrebbero 'giocato' con i soldi di Berlusconi in società offshore che facevano comunque riferimento all'ex Premier? Domande che, per i tifosi del Milan, rischiano di non trovare mai una risposta.