Il calcio, si sa, è il gioco per eccellenza degli italiani.Purtroppo questo sport, al giorno d'oggi, ha perduto gran parte del suo spirito originale. Troppi soldi, troppi interessi, scandali che si susseguono insieme ad episodi di violenza negli stadi hanno reso ciò che un tempo era un passatempo per tutta la famiglia, un momento di aggregazione e di sana competizione, in qualcosa di completamente diverso. Ma, fortunatamente, non sempre va così.

Il calcio e il terremoto

Il recente terremoto che il 24 agosto ha colpito le regioni del centro Italia ha fatto emergere il lato migliore di molte realtà, non ultima quella del calcio.

Sarà che Sergio Pirozzi, il sindaco di amatrice, il comune più colpito dal sisma, era allenatore del Trastevere e in passato era stato lui stesso calciatore. Il suo legame con il mondo del calcio è molto forte: quando ha deciso di abbandonare il suo lavoro per dedicarsi completamente al suo ruolo di sindaco in questo momento di grande necessità, non a caso ha usato un paragone sportivo. "La mia finale di Champions Leaguesarà far rinascere Amatrice", ha detto. E da ogni parte sono piovuti messaggi di solidarietà dai suoi colleghi sportivi.

La Partita della Pace

Ben conoscendo la passione per il calcio degli italiani, papa Francesco ha lanciato un'iniziativa che ha subitoricevuto moltissime adesioni. Il 12 ottobre allo Stadio Olimpico di Roma si svolgerà una partita di beneficenza, un momento di puro spettacolo e solidarietà per raccogliere fondi da devolvere a chi ha subito i danni del terremoto: la Partita della Pace. Ha fatto in breve tempo il giro del web il videomessaggio che Diego ArmandoMaradona ha lasciato per tutti gli italiani.

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Papa Francesco

Ha ricordato il suo profondo legame con il nostro Paese, e la sua eterna gratitudine per ciò che gli ha dato. Infine ha detto che anche lui sarà a Roma a giocare per la solidarietà, invitando tutti ad intervenire.

Si susseguono così le manifestazioni di affetto e partecipazione nei confronti di Amatrice e degli altri comuni gravemente danneggiati dal terremoto. Quello che conta è che quest'ondata non si spenga con il tempo contro il muro dell'indifferenza: questa gente è la nostra gente, e noi tutti, dalle istituzioni fino all'ultimo comune cittadino, abbiamo il dovere di aiutarla a sentirsi parte di una comunità unita e solidale.

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