In Italia esistono più di 6800 scuole di calcio riconosciute e certificate dalla federazione, che lo documenta su un aggiornatissimo sito della federcalcio.
Il settore giovanile e scolastico annovera 44mila società tra pulcini, esordienti ecc. E i bambini di ambo i sessi che le frequentano sono circa 450 mila. I genitori dei baby calciatori sono una "fauna" diffusa, divisa tra coloro che con il pallone volentieri dormirebbero e gli altri che scelgono (o pensano di scegliere) il football per formare i propri figli, a volte troppo pigri, altre volte poco inclini a socializzare.
Diverse le tipologie delle scuole “su piazza”: 171 sono state ufficialmente riconosciute come "Scuole di Calcio Qualificate", 2637 come Scuole di Calcio Riconosciute mentre le altre 3.893 sono state classificate come Centri Calcistici di Base.
Le attività che in esse si svolgono sono organizzate in corsi, a seconda dell’età dei frequentatori: più si è giovani, infatti, più si ha la necessità di sviluppare le capacità motorie e coordinative con giochi adatti alle agilità del momento.
Data la richiesta, i corsi sono anche e soprattutto estivi, allo scopo di agevolare genitori alle prese con la necessità quotidiana di lavorare e, nello stesso tempo, di dare un'alternativa valida alla “scuola chiusa”.
Crescendo, i ragazzi che rivelano abilità fuori dal comune hanno (quasi sempre) l'opportunità di sviluppare le tecniche di gioco e di approdare ai settori giovanili di specializzazione. La ricorrente, spasmodica ricerca di approdare a un grande club, coltivare un sogno e magari anche vivere una vacanza diversa, senza turbare le esigenze familiari, ha prodotto centri estivi chiamati stage o summer camp. C'è l'imbarazzo della scelta, perché le formule di partecipazione a tali stages sono di diversa natura: una settimana in montagna, o in un centro termale o meglio nel centro sportivo della squadra del cuore, con la speranza di mettersi in luce davanti ad uno dei responsabili del settore.
Il pericolo più ricorrente per gli educatori, che dovrebbero avviare i ragazzi ai valori fondamentali dello sport, è la gestione dei momenti di frustrazione, che sono sempre da mettere nel conto.
La retta per l'iscrizione può variare tra i 300 e i 900 euro, a seconda del periodo e della politica di ogni scuola calcio. Alcune, ad esempio, prevedono l'acquisto obbligatorio del kit dallo sponsor tecnico: tuta, borsa, scarpette griffate ecc. Altre hanno materiali forniti in dotazione con l'obbligo della visita medica per attività agonistica e non. Altre ancora, infine, sono società dilettantistiche senza affiliazioni prestigiose, ma che prevedono comunque divise e visite mediche.
Quanti giocatori in erba sono stati visti correre sui campi di pozzolana, con divise molto più grandi di loro, giocare con gli occhi pieni di orgoglio e la voglia di crescerci dentro? Eppure, nonostante i tentativi di emergere, poi falliti rovinosamente, siano molti, l'ambizione di genitori e ragazzi continua ad alimentare un giro di affari rilevante.
Le società di serie A più grandi (#Juventus, #Milan, #A.S. Roma ecc.) da qualche tempo hanno adottato politiche di avvicinamento al grande pubblico con vere e proprie accademie di calcio aperte tutto l'anno, forse non solo perché guardano a un grande business, ma anche nella speranza di trovare qualche talentino da allevare nei propri vivai.
Il numero dei minicalciatori che troveranno la ribalta è esiguo, ma il volume d'affari a tanti zeri continua ad essere irrinunciabile.