Allora...che siano benedetti roberto Baggio e Zico, icone di un calcio romantico che non esiste più, fuoriclasse dentro e fuori il rettangolo verde. Il pianeta pallone, adeguato ai ritmi vertiginosi del mondo di oggi, è un continuo 'the show must go on'. Eppure pochi giorni fa si è fermato per celebrare i primi 50 anni del 'divin codino', ricordati non solo dal mondo dello sport anche perché il diretto interessato ha trascorso il compleanno tra i terremotati di Amatrice.

Ventate di toccante amarcord sono passate invece lungo gli spalti della rinnovata 'Dacia Arena', ex stadio Friuli, che a distanza di trent'anni hanno salutato il più grande campione che abbia mai indossato la maglia bianconera. Un boato commosso ha percorso le moderne gradinate dell'impianto al passaggio di Zico, lo stesso stadio che alla fine del 1983 era stato sotto i riflettori di tutto il mondo perché uno dei più grandi di sempre aveva scelto l'Udinese per mostrare anche all'Italia la sua classe immensa.

Così il calcio italiano ha festeggiato due grandi campioni, due giocatori molto simili per caratteristiche tecniche e con l'identica capacità di alimentare la fantasia dei tifosi ancora oggi, nonostante i capelli di entrambi siano ormai bianchi.

L'idolo ed il giovane fan

Non hanno mai giocato insieme o da avversari per evidenti motivi anagrafici. Quando Zico - classe 1953 - ha esordito nel massimo campionato brasiliano era il 1971, Baggio aveva appena quattro anni.

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Quando il 'Pelè bianco' ha appeso le scarpette al chiodo era il 1994, il genio di Caldogno era nel pieno della sua maturità agonistica e l'anno prima aveva vinto il Pallone d'Oro. Qualcuno dice che sarebbero stati incompatibili perché hanno davvero tante doti in comune ma non è assolutamente un caso. Roberto Baggio non ha mai nascosto di essersi ispirato a Zico sin da bambino e se dobbiamo paragornarlo ad un campione di un'epoca appena precedente, è chiaro che il suo stile ricorda quello del 'galinho'.

Entrambi amavano partire da dietro, calciavano con ambedue i piedi ma preferivano il destro, avevano fiuto del gol ma anche straordinaria capacità di fornire assist ai compagni, erano abili esecutori di calci di punizione ed artisti del dribbling. Due autentici 10, quando il numero che fu di Pelè, Platini e Maradona contava ancora qualcosa. Praticamente Zico fu un indiretto maestro per un giovane allievo che imparò tutto alla perfezione: non è difficile se gli 'Dei del pallone' ti concedono il talento puro.

Un destino comune

Hanno vinto titoli nazionali ed internazionali con le proprie squadre di club. Zico ha vinto sette campionati statali, tre campionati brasiliani, una coppa Libertadores ed una Coppa Intercontinentale con il Flamengo; Baggio è stato campione d'Italia con Juventus e Milan e con la maglia bianconera ha inoltre sollevato una Coppa Italia ed una Coppa UEFA. Non sono riusciti a centrare il massimo alloro del calcio: Zico ha disputato tre mondiali ottenendo un bronzo nel 1978 mentre nel 1982 e 1986 la sua splendida selecao dovette mordere il freno al cospetto di Italia e Francia.

Sono tre anche i Mondiali di Roby Baggio con un terzo posto nel 1990 ed un secondo posto quattro anni dopo: è l'unico calciatore italiano ad aver segnato in tre edizioni della Coppa del Mondo. Entrambi hanno vissuto la frustrazione di aver sbagliato fondamentali calci di rigore: Zico a Guadalajara nel 1986 nel quarto di finale contro la Francia, il 'divin codino' fallì dagli 11 metri il tiro decisivo nella finale contro il Brasile del 1994. Due errori che danno un tocco di 'umanità' alle loro infinite leggende. Ed il calcio, che vive anche di paragoni, si sforza da tempo di trovarne gli eredi ma la verità l'ha detta probabilmente Zico. "Il calcio è cambiato, la mentalità è diversa, i paragoni non andrebbero mai fatti". Il 'galinho' ha perfettamente ragione ma è altrettanto bello lasciare ai tifosi il tempo di sognare e fuoriclasse come Zico e Roberto Baggio saranno sempre nei sogni di chi ama questo sport.

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