Come preannunciato in un articolo di qualche giorno fa, per il Milan la Cina non sembra più così vicina. Ad oggi, per chi le ricorda, potrebbero avere un senso profondo le parole proferite dal presidente Berlusconi al termine del derby contro l'Inter, quando gli fu chiesto se quella fosse stata la sua ultima stracittadina: "Non credo - rispose perentorio il numero uno rossonero - Non conosco il futuro del club, ma sicuramente non sarà il mio ultimo derby".

Oggi più che mai, alla luce di quanto sta avvenendo, quelle dichiarazioni cominciano ad assumere contorni ben delineati, che potrebbero sorprendere ancora una volta i tifosi e gli appassionati italiani. Ma cosa sta succedendo a questa trattativa che, ormai da qualche mese, sembra essere diventata una vera e propria soap opera? Vediamo nel dettaglio i fatti: salvo colpi di scena dell'ultimo minuto, il governo di Pechino non sembra intenzionato a sbloccare le autorizzazioni finanziarie necessarie alla Sino Europe per acquistare il Milan. Pertanto, se le autorità cinesi non dovessero dare il via libera alle transazioni economiche verso l'estero entro la data del 3 marzo, lo scenario potrebbe essere totalmente stravolto, mettendo fine alle speculazioni sul ruolo del governo della Cina nella trattativa.

Gli accordi economico-finanziari cominciati ad agosto, sono proseguiti tra alti e bassi, subendo già un primo slittamento legato ad una risposta da parte delle istituzioni cinesi, in merito allo sblocco del denaro: dopo ben 170 giorni, non è ancora arrivata alcuna comunicazione. Ovviamente questo rallentamento fa sorgere dei dubbi circa l'effettiva attendibilità della cordata, di cui ancora si conosce poco o nulla.

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Dati oggettivi alla mano, diventa difficile pensare che il governo cinese possa dare il suo benestare, soprattutto tenendo conto di una nuova politica che tende a limitare le esportazioni di denaro, per far sì che la moneta circoli maggiormente tra i confini del Paese asiatico.

Ricordiamo che, nel frattempo, la Sino Europe ha già versato due tranche di 100 milioni ciascuna nelle casse Fininvest, e che queste non sono più esigibili perché versate a titolo di caparra.

Generalmente, anche per trattative particolarmente complicate, i tempi tecnici per sbloccare la parte economica sono notevolmente più brevi e non superano i 90 giorni. In questo caso la tempistica è addirittura raddoppiata, senza che sia stata fornita una reale motivazione.

La versione ufficiale fornita dal rappresentante della cordata cinese, parla della volontà degli imprenditori di non scontentare le proprie autorità, acquistando la società di Via Rossi senza aver avuto disco verde dalle stesse, ma questa è una giustificazione poco credibile.

Anche perché sembra che la Sino Europe - almeno a parole - voglia chiudere comunque l'operazione, attingendo eventualmente a fondi off-shore depositati al di fuori della giurisdizione cinese. Quest'intenzione, qualora fosse confermata, rappresenterebbe un'enorme contraddizione con quanto dichiarato a proposito del rispetto verso le autorità nazionali. Si tratterebbe, dunque, dell'ennesima incongruenza relativa a questa vicenda e, in particolar modo, alla presunta liquidità che avrebbe a disposizione la cordata asiatica.

Potrebbe risultare più logica la strategia di portare fino in fondo la trattativa, puntando su un finanziamento da parte di grandi istituti bancari per anticipare la spesa in attesa dell'arrivo delle autorizzazioni, invece che perdere centinaia di milioni di euro. Tra l'altro, va ricordato anche che ogni spesa sostenuta per il Milan dal 1° luglio 2016 - fino al Closing finale - sarà rimborsata dalla Sino-Europe alla Fininvest fino all'ultimo centesimo. Forse che il "vestito tricolore" un po' sbiadito del Milan, stia cominciando a riprendere un tono più intenso? Intanto Berlusconi non ha mai perso il sorriso; questo potrebbe essere un altro dei suoi capolavori di strategia finanziaria.

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