In casa Milan c'è fermento. Dopo la sfida contro la Juventus che ha lasciato l'amaro in bocca nell'ambiente rossonero, smaltita un poco la rabbia per il rigore dato ai bianconeri a tempo scaduto, il Milan è tornato a pensare alla situazione societaria. Sono giorni decisivi per il passaggio di consegne della società di via Aldo Rossi dalla famiglia berlusconi alla cordata cinese rappresentata da Sino-Europe Sports.

I continui ritardi nella chiusura della trattativa hanno alimentato col passare dei giorni molti dubbi sugli investitori e sulla buona riuscita dell'operazione.

Dopo il rinvio di dicembre scorso, la data fissata per il definitivo passaggio del Milan nelle mani di Yonghong Li (presidente operativo di Sino-Europe Sports) era prevista per lo scorso 3 Marzo. Ancora un rinvio: non ci sono i soldi da versare a fininvest.

Le parti, nonostante le difficoltà palesi, fanno filtrare ottimismo sul buon esito della trattativa e la holding di Berlusconi ha fissato nella data di lunedì 13 Marzo la deadline per la proroga del closing. Entro lunedì nelle casse di Fininvest dovrà arrivare la caparra da 100 milioni per fissare la chiusura della trattativa per il prossimo 13 Aprile.

Dubbi cinesi

Intanto continuano a sorgere dubbi sulla trattativa.

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Milan Silvio Berlusconi

Nei giorni scorsi, sono emersi dubbi sulla figura cardine di Sino-Europe Sports: Yonghong Li. Negli anni '90 il presidente operativo della cordata cinese è stato coinvolto in una truffa ai danni di investitori cinesi e tuttora i fratelli di Li sono ricercati. Nelle scorse ore, invece, è stato il governo cinese a porre dubbi sull'investimento di Sino-Europe Sports nel calcio italiano. In Cina non sono ben visti gli esborsi di denaro all'estero perché si predilige l'investimento interno.

Ecco perché il numero uno della Banca Centrale Cinese, Zhou Xiaouchan si è scagliato senza mezzi termini sugli investimenti verso l'occidente: "Alcuni soggetti hanno investito all'estero in fretta e alla cieca. Gli investimenti che non rispecchiano le politiche industriali nazionali, come quelli nello sport e nell'intrattenimento, non fanno bene al paese". Un monito che fa capire come lo Stato cinese non voglia rilasciare le autorizzazioni necessarie per la chiusura della trattativa.

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