Forse un giorno qualcuno spiegherà cosa è successo davvero a Como, ma soprattutto perché è stato fatto succedere. La sparizione dello storico club lariano dalla mappa dei professionisti non è solo un oltraggio alla storia e ai tifosi, ma anche a tutti gli appassionati di Calcio cui era stato promesso “mai più casi Parma”. Vero è che ogni volta che fallisce un club non si può evocare l’imbarazzante declino vissuto due anni fa dalla società emiliana, capace di riportare il calcio italiano sulle prime pagine dei quotidiani internazionali non certo in modo positivo, però i punti di contatto con quanto successo a Como sono evidenti, a partire dalla totale indifferenza con cui le istituzioni hanno accolto il passaggio di proprietà.

Mistero lariano

Da Manenti a Puni Essien, anche se sembra strano pensarlo vedendo i personaggi in questione, il passo è brevissimo. Stessa apparizione improvvisa, stesso pedigree misterioso, stessa fatica nel rilevare il club e stessa rapidità nel lasciarlo al proprio destino. La moglie dell’ex centrocampista innamorata del Lago ha pagato all’ultimo secondo utile il 16 marzo 237.000 euro per l’acquisto del club all’asta fallimentare e poi gli stipendi di marzo. Poi qualcosa è successo e non si è più visto un euro, né nei conti correnti dei dipendenti né per l’iscrizione.

Altra scadenza non rispettata

Qualcuno ha sconsigliato di andare avanti? I conti della società hanno riservato brutte sorprese?

Mistero assoluto, fatto sta che oggi pure la D è in bilico. Buon per i club aventi diritto al ripescaggio, che dovranno attendere ancora due settimane per conoscere il proprio destino. Intanto però i posti da occupare potrebbero moltiplicarsi perche a quelli già certi, Latina e Como, rischiano di aggiungersi le rese di Akragas, Maceratese e Messina: nessuno dei tre club ha presentato entro la mezzanotte del 5 luglio, di fatto l’ultimo giorno per trasformare in fatti quanto faticosamente promesso da tutti i club in bilico il 30 giugno, la fidejussione da 350.000 euro.

Maceratese, caos e addio

Per tutte e tre le piazze c’è ancora tempo per sperare, ma solo per 24 ore: il 7 luglio scadrà l’ultimo termine per presentare la fidejussione e, nel caso del Messina, anche l’annullamento dell’indice di indebitamento pari a 330.000 euro. Si può sperare tra aumenti di capitale, soccorso di sponsor, ricapitalizzazioni e crediti da incassare in Lega, ma la situazione è al limite del compromesso in particolare a Macerata, dove dopo un balletto tra l’ex patron Claudio Liotti e l'ex presidentessa Tardella, la cessione del club da parte del primo alla cordata rappresentata da Crucianelli e Chiaraluce non è bastata ad evitare quello che sembra un destino segnato, anche alla luce del forte indebitamento e dell’istanza di fallimento presentata dalla Sasp, ditta di trasporti locali, per una somma non pagata di appena 8000 euro.

Agrigento spera, Mantova quasi non più

Dovrebbero quindi essere a posto il retrocesso Lumezzane e il Civilerghe Mazzano, primo nella lista delle ripescande dalla D, ma pure la Triestina sembra in una botte di ferro perché è difficile che tutte le società in bilico riescano a salvarsi, Akragas compreso: il patron Giavarini ha infatti messo in vendita a un euro il 54% del club, ma di soci interessati neppure l’ombra e se sarà ancora così, come ribadito anche il 5 luglio, oltre alla fidejussione svanirà pure l’iscrizione. Qui però di debiti non ce ne sono e allora si può davvero sperare fino alla fine. A Mantova la Serie D è già sicura perché un gruppo di imprenditori è pronto a rilevare il club sommerso dai debiti: si lotterà fino alla fine per convincere i futuri proprietari a spendere qualcosa di più per salvare il professionismo.

Ma pure questo caso, complice il pesante indebitamento, ricorda quello del Parma e l’epilogo sembra scritto.