Pur nella grande attenzione mediatica che il calcio riceve quotidianamente nel nostro paese, si finisce a parlare troppo poco di Serie B. Un peccato, perché la cadetteria nell'ultima decina d'anni ha proposto, accanto alle gradite novità che sa spesso e volentieri regalare, dei ritorni di fiamma eccellenti volati verso la A. Restando all'ultimo campionato potremmo tranquillamente citare la SPAL, che ha assaggiato nuovamente la massima categoria a mezzo secolo circa di distanza dall'ultima occasione, e il Verona, presenza fissa fino al 2002 e poi tornato due volte, prima nel 2013 e poi nel 2017.

Tra questi ritorni si può tranquillamente annoverare il Perugia.

Il periodo critico del Perugia

La società umbra non più tardi di una dozzina d'anni fa aveva lasciato i campionati professionistici in un modo francamente triste, per quella che era stata la sua storia. Aveva perso la finale promozione contro il Torino, ed insieme le due squadre erano state obbligate a far ricorso al Lodo Petrucci perché i conti economici non erano in ordine. Nel mentre, il Genoa promosso sul campo era stato retrocesso per uno scandalo di partite truccate: l'estate calcistica del 2005 fu insomma parecchio torrida.

Il Perugia andò avanti altri cinque anni, poi fu però costretto a non iscriversi al campionato di Lega Pro, ancora una volta per questioni economiche.

La favola della squadra che ingaggiava carneadi e li lanciava nel gotha del calcio italiano e qualche volta europeo non era finita. La tradizione dei vari Bagni, Gattuso, Paolo Rossi, Grosso, Materazzi, Liverani, Miccoli, Ravanelli, Nakata, Rapajc, solo per citare i più noti, non poteva venire schiacciata dai libri contabili, non era umanamente accettabile.

Il nuovo progetto

Così la società è ripartita dalla Serie D con un progetto strutturato dall'imprenditore Roberto Damaschi, ha ripreso la vecchia denominazione “Associazione Calcistica Perugia Calcio”, e in quattro anni è tornato in B. Nelle stagioni in cadetteria è sempre stata scelta gente che aveva vestito la maglia del Perugia, che conosce la piazza: Camplone, Bisoli, Bucchi e ora Federico Giunti.

L'ex-centrocampista, perugino DOC, ha fatto la gavetta in zona, tra Foligno, Castel Rigone e Gualdo. Poi è andato a Macerata, dove ha fatto fronte a una situazione societaria precaria salvando la squadra. Ha quindi preso in mano una squadra che negli ultimi tre anni è via via salita di giri, con una crescita esponenziale degna delle migliori favole. Ora, con 14 goal fatti (miglior attacco con il Pescara di Zeman) e 5 subiti (insieme al Palermo) è primo in B a pari merito con il Frosinone, battuto nell'ultimo turno, e dà l'assalto alla serie A.

Lo fa armata dei guantoni di Rosati, le costruzioni dal basso di Volta, le incursioni di Bonaiuto e Han (nordcoreano, mentre l'Ahn attaccante del Perugia che segnò il Golden Goal ai Mondiali 2002 contro l'Italia era sudcoreano) e la mobilità di Di Carmine. Sarebbe davvero un gran bel lieto fine. O uno splendido nuovo inizio.