L'Inter vive un momento per molti versi inatteso. La campagna acquisti estiva non sembrava presupporre una stagione che potesse vedere i nerazzurri così in alto in classifica. E se all'inizio una o due rondini non potevano fare primavera, oggi c'è una convincente serie di risultati a certificare che la formazione di Luciano Spalletti può restare a pieno titolo al tavolo delle grandissime del campionato.

Restarci a lungo, però, dipende unicamente dalla continuità di risultati e probabilmente anche dal miglioramento delle prestazioni. Per il momento ci si gode i numeri e si sprecano persino paragoni che, a molti, potrebbero apparire blasfemi.

A intervenire sulla questione è stato Beppe bergomi. Da ormai tantissimi anni è uno dei massimi opinionisti di Sky, ma per i pochi che non lo sapessero è anche stato una delle maggiori bandiere dell'Inter.

Ultime notizie Inter, parla Bergomi

L'Inter attuale è molto lontanissima da quella del Triplete e non potrà mai pareggiarla. Almeno non in questa stagione, tenuto conto che anche nella più rosea previsione mancherebbe la Champions League da disputare. Bergomi, intervistato dalla sua Sky Sport, ha avuto modo di tracciare un interessante confronto tra le due formazioni a distanza di sette anni. In particolare, secondo l'ex capitano, sarebbero decisivi alcuni punti in comune: la capacità di non uscire mai dalla partita e restare sempre concentrati, la forza fisica di una squadra che fa leva su giocatori dotati di stazza importante e la presenza in panchina di un tecnico carismatico.

Lo era Mourinho, lo era Spalletti. Il modus operandi dei due potrebbe essere diverso, ma si tratta di allenatori che tendono ad accentrare le responsabilità dei risultati, dato che rende immuni i calciatori dalle critiche nei momenti maggiormente negativi. Un atteggiamento che consente alla guida tecnica di fare praticamente da scudo rispetto al gruppo dei calciatori che, attraverso questa scelta, riescono anche ad avere un rapporto di fidelizzazione con il proprio mister.

Inter: le differenze nell'11 col Triplete

Il parere di Bergomi, poi, si sposta sull'analisi dei calciatori. Inevitabile mettere in risalto come ad oggi si abbia a che fare con elementi dalle caratteristiche diverse rispetto a quelle del passato, a partire dal confronto tra Icardi e Milito: grandi bomber, ma l'argentino era molto più partecipe al gioco della squadra.

Ad oggi, secondo Bergomi, il solo Candreva sarebbe titolare nello scacchiere di Mourinho dove giocava Pandev.