Ottantaquattro giorni e 910' poi, finalmente, l'urlo liberatorio: il protagonista non poteva che essere lui, Dries mertens. La lunga e sofferta astinenza dal gol in campionato del belga pareva ormai irrisolvibile, quasi a Napoli ci si fosse abituati ad una macumba iniziata successivamente alla gara interna col Sassuolo di fine ottobre: un'eternità. Vero, in mezzo il gol in Champions allo Shakthar e quello inutile nei quarti di Coppa Italia, senza dimenticare i sei assist tra campionato ed Europa: ma il destro tanto sopraffino quanto beffardo che si è insaccato alle spalle di Berisha al minuto 65 di Atalanta-Napoli, in un'insolita assolata e tiepida domenica invernale bergamasca, ha cancellato in un istante le critiche e i giudizi un po' affrettati su un calciatore che ha cambiato pelle nel giro di appena un anno.

In tanti infatti, tra addetti ai lavori e non, avevano bollato il 14 azzurro come scaduto, ormai saturo dopo le reti a grappoli rifilate ai malcapitati portieri dell'intera Serie A ed in giro per il Vecchio Continente. Sarri e compagni di squadra, d'altronde, lo hanno pazientemente atteso, sapendo che il proprio bomber avrebbe risposto alla grande nel momento del maggior bisogno. E cosi fu.

Mertens e il Var, un binomio da #hashtag

Già perché dopo l'ormai celeberrimo #MertensaCrotone, divenuto disputa agguerrita tra cantori e detrattori della tecnologia applicata al calcio, si è fatto in fretta a modificarlo in #MertensaBergamo.

Come se quello del buon Dries fosse semplicemente un piano strategico di marketing per scalzare i nomi più altisonanti tra i trend topic a livello mondiale. Stavolta non il braccio ma il piede a far discutere di millimetri più o meno misurati, fra ricostruzioni tridimensionali e righe tirate giù che neanche fossimo il paese di geometri per eccellenza. Lui se ne infischia ed esulta, di rabbia, di chi sa di aver colpito nel segno, nella parte più vulnerabile.

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SSC Napoli

un delitto perfetto, detto in soldoni. E poi l'abbraccio con l'assist-man Callejón, per una volta interprete al contrario, e via via col resto della truppa partenopea, mentre dalla panchina il colonnello Sarri faceva come per riportare tutti sull'attenti per non perdere la concentrazione. Già troppe volte (3 confronti su 4), infatti, lo stratega rivale Gasperini era poi riuscito a spuntarla, eludendo il modus operandi tosco-napoletano come nessuno.

Stavolta, invece, la storia è diversa: il Napoli vince una storica 'battaglia', ma la 'guerra' è tutt'altro che conclusa. Di sicuro con un Mertens ritrovato, ed in virtù di un mercato sin qui assai evanescente, nessuno a Napoli può permettersi di issare già bandiera bianconera.

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