Già. E adesso? A Napoli se lo chiedono persino i muri. Il 'Sogno', quello prima decantato, poi cullato ed infine abbandonato, si è trasformato in una cruda realtà alla quale si fa fatica a crederci. Una stagione, quella azzurra, costellata di record ancora da infrangere, come lo stesso tecnico Sarri ha più volte ribadito: 'L'obiettivo è fare prima possibile il record di punti e quindi raggiungere quota 87. Se pensiamo ad altri discorsi significa che siamo oltre ogni più rosea previsione'.

Una domanda, però, sorge più che spontanea: basterà a giustificare un'altra stagione senza trofei? Probabilmente no. Benché l'affetto incondizionato di buona parte della tifoseria partenopea, nei confronti del tecnico nativo di Bagnoli, il campionato che sta per concludersi urge ad ampie riflessioni sull'atto terzo dell'era sarriana. Passi il bel gioco, incastonato negli occhi e nella mente dal San Paolo al 'Bach Museum' di Lipsia, ultima platea fuori confine, in ordine cronologico, ad aver privilegiato di un'armoniosa sinfonia musicalmente paragonabile al grande compositore tedesco, che proprio nella città della Sassonia ebbe il suo massimo artistico. Meno eufonico, invece, appare il dietro le quinte dell'opera messa in atto dall'allenatore cresciuto a Figline Valdarno.

Turnover si, turnover no?

Un leitmotiv costante, riesumato in maniera ciclica specie nei momenti di appannamento. L'origine del caso ha una data ben precisa: 13 settembre 2017. E' la giornata inaugurale dei gironi di Champions League, ed il Napoli è impegnato in trasferta a Kharkiv contro lo Shakthar Donetsk, sfida che risulterà poi determinante per il cammino dei partenopei nella massima competizione europea per club.

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In quella gara, infatti, molti tra addetti ai lavori e non rimasero a dir poco esterrefatti rispetto alcune scelte di formazione. Su tutte le esclusioni eccellenti dal 1' di Jorginho, Allan e Mertens a favore rispettivamente di Diawara, Zielinski e Milik, decisioni che destarono più di qualche aspra polemica all'indomani del ko fatale in Ucraina. Rifacendosi alle recenti dichiarazioni del patron De Laurentiis, dunque, più in generale a Sarri viene criticata la gestione dal punto di vista fisico, sicché nel momento cruciale della stagione molti degli interpreti principali hanno accusato un calo dovuto alla quantità innumerevole di minuti accumulati, sin dal lontano preliminare di Champions, ad agosto, contro il Nizza di Mario Balotelli.

Per non parlare, poi, degli 'ultimi' investimenti sul mercato che, a detta del presidente, non sono stati impiegati a dovere: Rog è il caso più lampante, proseguendo con Diawara, Ounas fino ad arrivare a Giaccherini e soprattutto Maksimovic, pagato fior fior di quattrini appena due estati fa, spedito in prestito lo scorso gennaio nella lontana Russia, precisamente allo Spartak Mosca, per fargli ritrovare quella confidenza col prato verde ormai smarrita da tempo all'ombra del Vesuvio.

I casi irrisolti del mercato invernale

Eh si perché detto delle problematiche interne, non da meno quelle esterne ai cancelli di Castel Volturno. Il convulso e concitato mese di gennaio, infatti, ha probabilmente condizionato (e non poco) una seconda parte di torneo che i partenopei si sono ritrovati ad affrontare non adeguatamente, almeno dal punto di vista numerico. Un handicap che ha profondamente lasciato il segno specie nel reparto offensivo, dove i tre 'piccoletti' hanno fatto gli straordinari ed anche di più, pagandone poi in termini di prestazioni e gol.

I 'niet' di Verdi e Politano, anche se per il funambolico attaccante del Sassuolo non basterebbe un giallo degno di Sherlock Holmes, sono stati la conseguenza indiscutibile di tale deficit realizzativo, in quanto entrambi avrebbero tolto parecchie castagne dal fuoco e soprattutto dato la possibilità ai cosiddetti 'titolarissimi' di prepararsi al meglio per il rush finale. Ciò non è stato, con buona pace del novello Machach e di Milic, recuperato in fretta e furia dal purgatorio degli svincolati dopo l'infortunio-bis occorso a Ghoulam a metà febbraio.

Sarri-De Laurentiis: film ai titoli di coda?

Proprio adesso che lo storico duo cinematografico Boldi-De Sica, che tanto ha dato alla famiglia De Laurentiis, ha deciso di riunirsi, tra i due attori principali della pellicola Napoli tira aria di divorzio, consensuale o meno non ha importanza. Il produttore, dal canto suo, è stato chiaro: 'Il signor Sarri ha avuto una bellissima esperienza, ci ha dato dei grandi risultati, io mi auguro che rimanga perché così come lui dopo C, B ed Empoli è venuto a Napoli e in questi tre anni penso che lui stesso ha fatto un salto di qualità esperienziale, mi piacerebbe poter continuare a ricavare dei risultati positivi che io immagino sempre maggiori. Ma questi risultati non dipendono da quello che costa di più nel mercato. Ci incontreremo la prossima settimana'. Fino ad allora, dunque, grandi nubi aleggeranno sul destino prossimo di un rapporto forse non più idilliaco, sebbene non vi sia certezza alcuna.

Napoli e i napoletani, però, vogliono una risposta. Il tempo delle attese è ormai arrivato al limite, per un popolo che, vada come vada, ha ancora 'Un Sogno nel cuore'.

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