È stato uno dei simboli del calcio turco, ancora detentore del primato di reti in nazionale (51 goal in 112 presenze), nonché titolare del record della marcatura più veloce nella storia dei campionati del mondo (Turchia-Corea del Sud 2002: entra nel tabellino dei marcatori dopo appena 10 secondi e 8 centesimi durante la finalina per il terzo posto). Eppure oggi Hakan Sukur (49 anni il prossimo 29 luglio) è costretto a vivere lontano dal suo Paese perché inviso al presidente Erdogan, del quale dice: "Mi ha tolto tutto, non mi è rimasto niente".

L'ex attaccante di Torino, Inter e Parma in questi anni si è dovuto reinventare una vita. Infatti, come ha dichiarato di recente a Welt am Sonntag, si è trasferito a Washington dove, per sbarcare il lunario, è costretto a lavorare come autista per la nota applicazione Uber e a vendere libri. E pensare che nel 2008, dopo aver abbandonato il calcio giocato, aveva deciso di lanciarsi in politica, ignaro che proprio questo sarebbe stato l'inizio dei suoi tormenti che l'hanno portato ad una sorta di "esilio forzato" dall'amata Turchia.

Hakan Sukur si difende: 'Non sono un traditore o un terrorista'

L'ex bandiera del Galatasaray ha spiegato che il suo calvario personale è cominciato quando nel 2008 ha provato a dare il via ad una carriera nel mondo della politica, appoggiando di fatto AKP, il partito di Erdogan, e riuscendo anche ad entrare in Parlamento nel 2011. Questo brillante inizio, però, si è tramutato in un vero e proprio incubo personale nel 2016 quando è stato accusato di aver avuto un ruolo nel colpo di Stato organizzato per rovesciare il potere del presidente turco.

Infatti su di lui è ricaduto il sospetto di aver spalleggiato Fetullah Gulen, uno dei principali antagonisti del "sultano" di Ankara.

Hakan Sukur però non ci sta, e ancora oggi invoca la propria innocenza. L'ex Inter ha ricordato che fin da quando è stato tacciato come nemico della patria per aver partecipato al golpe, non è arrivata alcuna accusa precisa sul ruolo che avrebbe ricoperto. Di conseguenza, ci ha tenuto a sottolineare con orgoglio che nella vita ha sempre agito nel rispetto della legge e di non essere né un terrorista né un traditore: "Sono un nemico del governo - ha dichiarato - ma non dello Stato, amo il mio Paese".

Nel prosieguo dell'intervista, l'ex attaccante ha spiegato cos'è accaduto in questi ultimi anni a sé stesso e alla sua famiglia. Se in un primo momento l'adesione al partito di Erdogan aveva contribuito ad accrescere la sua popolarità, successivamente, quando l'idillio con il presidente turco si è rotto, le cose sono repentinamente cambiate. Da quel momento ha ricevuto diverse minacce, e addirittura è stata piazzata una bomba nel negozio che gestiva la moglie, mentre i figli sono stati addirittura insultati e molestati. Anche il padre ha pagato le conseguenze di questa drammatica situazione: "È stato incarcerato e tutti i beni sono stati confiscati".

La fuga negli Stati Uniti e l'appello a Erdogan: 'Ritorna alla democrazia e alla giustizia'

Nel tentativo di sfuggire a minacce e atti intimidatori, Hakan Sukur si è visto costretto a fuggire dalla Turchia per trovare riparo negli Stati Uniti. Anche qui, però, nei primi tempi ha avuto diversi problemi: ha aperto una caffetteria in California, ma qui spesso veniva raggiunto da personaggi sospetti che suonavano continuamente la Dombra, quella che i componenti del partito AKP chiamano la "musica dei veri turchi".

Fallito il progetto del bar californiano, l'ex centravanti si è spostato a Washington dove sembra che abbia trovato finalmente un po' di pace.

Adesso cerca di andare avanti lavorando come autista per Uber e vendendo dei libri, ma non dimentica ciò che sta accadendo in Turchia. E così ha voluto lanciare un appello a Erdogan, invitandolo a tornare ad impegnarsi per promuovere la democrazia e la giustizia, e dicendogli senza mezzi termini: "Diventa il presidente di cui la Turchia ha bisogno".

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