L'attaccante bandiera della Juventus degli anni '70 del secolo scorso Pietro Anastasi si è spento il 17 gennaio a Catania. Una notizia che nel giro di poche ore ha fatto il giro del mondo: l'uomo del Sud, soprannominato il Pelé bianco, che ha indossato nella sua vita calcistica le casacche di Juventus ed Inter, ha perso la sua battaglia contro il male fisico che lo ha colpito, la Sla. Per onorare questo grande campione avversari e compagni di un tempo lo hanno ricordato con affetto e silenzio.

La sua carriera di calciatore dal Sud alla Juventus

Nato a Catania il 7 aprile del 1948, è stato fin da piccolo un predestinato: in una partita della sua squadra della sua città natia, allora in Serie A, al Cibali, venne scelto come raccattapalle potendo così osservare da vicino la mitica Juventus di Boniperti, Sivori e il gallese Charles, ottenendo anche alla fine di quella partita di fare una foto con il "gigante buono". Da quell'incontro casuale è nata quella che è stata poi la sua scelta di vita.

Ha cominciato a fare sul serio, come calciatore, nel 1964 con una squadra dell'hinterland catanese, la Massimiana, e in due anni di permanenza collezionò 38 presenze con 19 reti segnate. Notato dal Varese, che lo ha preso immediatamente, realizzò coi biancorossi 18 goal in 65 partite. La Juventus, allora come oggi, sempre a caccia di nuovi talenti da far giocare in prima squadra, notando l'eleganza e la velocità di quel giovanotto, lo prese senza batter ciglio per la somma record, a quel tempo, di 650 milioni delle vecchie lire nel maggio del 1968.

Con la maglia bianconera ha totalizzato 258 partite con 78 goal all'attivo, conquistando in otto stagioni di permanenza a Torino tre scudetti, il titolo di capocannoniere della Coppa Italia 1974/75 e quello della Coppa delle Fiere 1970/71.

La Nazionale e il passaggio all'Inter

E' stato anche un giocatore della Nazionale, dove fu chiamato da mister Valcareggi, conquistando in maglia azzurra il campionato europeo del 1968 in Italia battendo la Jugoslavia.

L'apporto in maglia azzurra per il ragazzo siculo, nel complesso 25 presenze con 8 reti, è cominciato bene ma nel tempo si è poi logorato, tanto che non venne selezionato in quella squadra che a Mexico '70 ha giocato delle meravigliose partite, come quella famosissima Italia-Germania 4-3. Il suo posto, come centravanti, è stato preso in quella occasione da colui che dopo alcuni anni lo sostituì nel capoluogo torinese: Roberto Boninsegna, in arte Bonimba. Infatti nel 1976 Juventus ed Inter hanno dato vita ad uno scambio di centravanti, con il passaggio di "Pietruzzu" in maglia nerazzurra e il bomber 33enne Boninsegna in maglia bianconera.

Il ragazzo siciliano non è stato più quello dei fasti juventini, contribuendo comunque alla causa, conquistando la Coppa Italia del 1978. Gianni Brera, il principe dei giornalisti sportivi, disse al momento del suo passaggio a Milano sponda interista: "E' finito, altrimenti la Juve non lo avrebbe ceduto". Trasferitosi poi all'Ascoli, si è tolto la soddisfazione di segnare nel suo vecchio stadio un goal dei suoi, meritandosi gli applausi dei suoi tifosi di un tempo. In terra marchigiana ha raccolto in tre stagioni 67 presenze con 9 reti, concludendo il suo percorso calcistico in Svizzera al Lugano nel 1982 con 14 presenze e 10 reti.

Appesi gli scarpini al chiodo, ha cominciato la carriera di allenatore nelle squadre giovanili, ma ben presto è diventato un apprezzato commentatore televisivo.

Gli ultimi anni della sua vita

Anastasi ha sempre avuto la Juventus nel cuore, sempre è stato invitato in quegli amarcord dove si è messo sempre in evidenza. Ma la crudeltà del destino si è manifestata nel 2018, quando ha fatto alcune analisi mediche ed ha scoperto di essere ammalato di cancro, ma soprattutto di quella terribile Sla che ha colpito numerosi uomini di sport negli anni passati, come il calciatore Borgonovo. Ha scelto, pertanto, di non soffrire facendosi sedare, ma ha sempre saputo di lasciare una vita che sul rettangolo verde gli ha dato numerose soddisfazioni.

La Juventus gli ha tributato il doveroso omaggio con delle commoventi parole scritte alla famiglia: "La Juventus abbraccia la moglie Anna, i figli Silvano e Gianluca e saluta Pietro con una semplice parola grande quanto lui: Grazie".

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