Una delle pagine più tristi del calcio italiano è rappresentata da Calciopoli. La sentenza della Giustizia sportiva dell'epoca, arrivata nel 2006, giudicò la società Juventus colpevole revocandole gli scudetti 2004-2005 e 2005-2006 (quest'ultimo assegnato all'Inter) ed imponendo la retrocessione in Serie B.

Una punizione esemplare venne inflitta anche ai dirigenti che erano a capo della Juventus, in particolar modo a Luciano Moggi e ad Antonio Giraudo. Entrambi infatti vennero radiati a vita dal calcio.

Proprio quest'ultimo di recente ha deciso di appellarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Come scrive 'Calciomercato.com' l'accusa mossa da Giraudo nei confronti dell'Italia è quella di aver violato l'articolo 6 della Convenzione, che garantisce all'accusato l'accesso ad un tribunale precostituito per legge ed il diritto di usufruire di un regolare processo. L'Italia avrebbe invece concesso alle Federazioni sportive la creazione di giurisdizioni disciplinari non 'precostituite per legge' che hanno lasciato agli avvocati di Giraudo solo una settimana per poter predisporre la difesa.

Giraudo ha deciso di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo anche perché all'epoca queste giurisdizioni disciplinari vennero affidate alla stessa autorità (ovvero al Presidente della Figc) che istruiva e sosteneva l'accusa nei confronti dell'ex dirigente bianconero.

Si attende la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

La Corte Europea dovrà decidere se la durata ragionevole del processo sia stata violata (dato che i vari gradi di giudizio si sono conclusi dopo 13 anni) e stabilire se la legge n.

280/2003 abbia violato l'articolo 6 della Convenzione. Questa legge prevede che le giurisdizioni dello Stato non hanno il potere di annullare le decisioni delle giurisdizioni disciplinari sportive, laddove la giurisprudenza della Cedu stabilisce invece che il cittadino debba sempre poter ricorrere ad un giudice che abbia potere di "piena giurisdizione".

L'ex dirigente della Juventus Antonio Giraudo verrà difeso dagli avvocati Dupont e Rosboch.

Non è la prima volta che un dirigente della Juventus del periodo di Calciopoli ricorre alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Nel 2013 era toccato infatti all'ex amministratore delegato bianconero Luciano Moggi che si appellò però per motivazioni diverse rispetto a quelle presentate da Antonio Giraudo.

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