La difesa della nazionale italiana ai Mondiali del 1990: Zenga tra i pali, Bergomi e Maldini terzini, Ferri stopper e Franco Baresi libero. Un connubio tra Inter e Milan che in quel periodo si contendevano insieme al Napoli i vertici del calcio italiano. Una retroguardia dove non passava nessuno, tranne Claudio Caniggia per puro caso nella semifinale con l'Argentina e quel gol, unito ai successivi calci di rigore, toglierà agli azzurri la possibilità di disputare la finale per la Coppa del Mondo davanti al pubblico amico. Un gol preso per caso che pareggiò il vantaggio italiano siglato da Totò Schillaci, in cui c'è la forte responsabilità di Zenga che si produsse nell'errore più clamoroso della sua straordinaria carriera.

Un gol e una sconfitta che tolgono ancora il sonno dopo trent'anni a Riccardo Ferri: l'ex difensore dell'Italia e dell'Inter lo ha rievocato in un'intervista al Fatto Quotidiano che a un trentennio di distanza sta ricordando passo dopo passo un'edizione iconica e importante dei Mondiali di calcio perché il 1990 fu un anno spartiacque, non solo dal punto di vista calcistico ma anche geopolitico.

'Quel gol fu una doccia fredda, ma eravamo ancora convinti di vincere'

Le immagini sono quelle che i tifosi italiani più maturi rivedono meno volentieri, il pallone che spiove dalla destra in area italiana e Caniggia che tenta uno stacco senza troppe pretese, colpisce la palla e finisce in rete complice l'uscita a vuoto di Walter Zenga.

"Durante il periodo del lockdown hanno riproposto le partite di quel Mondiale - dice Riccardo Ferri - e ho rivisto anche quella con l'Argentina. La delusione è troppo forte anche adesso, quella partita continua a togliermi il sonno". Lo stopper della nazionale di Vicini ricorda le sensazioni provate dopo la rete.

"Fu una doccia fredda, ma la sensazione negativa durò solo pochi minuti, poi ci gettammo in avanti alla ricerca del gol: eravamo ancora convinti di tornare in vantaggio e vincere la partita". Ferri evidenzia inoltre che nessuno dei giocatori parlò con Zenga dopo quell'errore: "Il calcio è fatto di episodi e non ha senso indicare un compagno dopo una sconfitta".

L'impressione di molti è che sul gol ci sia un 'concorso di colpa' tra Zenga e lo stesso Ferri. "Dopo trent'anni ancora la gente mi ferma e mi chiede di chi fu la colpa. La verità è che io non potevo intervenire o avrei provocato un rigore, così provai a saltare per fargli perdere la coordinazione. Quel gol fu un caso, Caniggia non tirò in porta: ha solo provato a 'spizzare' quella palla".

'Gli argentini sapevano che avevamo caratteri infiammabili'

Tra le domande poste a Riccardo Ferri, anche il comportamento dei giocatori argentini non propriamente corretto durante il match. "Era una squadra di grandi provocatori, Ruggeri tirò addirittura una borraccia piena d'acqua addosso a Rocca. Loro ci conoscevano bene e sapevano che avevamo caratteri infiammabili, così hanno iniziato a provocare.

Niente di grave in realtà, cose classiche su mamme, nonne e mogli. Questo perché loro avevano paura di affrontarci". Ferri sottolinea come la sconfitta maturata poi ai calci di rigore dove il portiere Sergio Goycochea divenne protagonista assoluto, sia stata solo frutto del caso. "Fu un Mondiale quasi perfetto, non ci fu nessuna sbavatura in quella squadra e anche contro l'Argentina, ad esempio, siamo riusciti ad annullare Maradona. Abbiamo preso solo un gol ai Mondiali e siamo usciti ai rigori, credo sia l'immagine di ciò che quella squadra è stata capace di fare".

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