Il direttore di Sportitalia, Michele Criscitiello, è stato ospite di Exodus su Prima Tivvù, dove ha discusso delle difficoltà che affliggono il calcio italiano, dalla Serie A alla Serie C. Nelle prossime ore la Covisoc sarà chiamata a dare un parere sulla situazione relativa ai pagamenti effettuati lo scorso 17 gennaio da parte di Turris, Taranto, Messina e Lucchese, con le prime due che potrebbero essere escluse dal campionato. Una situazione insostenibile in terza serie, come confermato dal numero uno di SportItalia.

Criscitiello chiede la riduzione del numero di squadre della Lega Pro

Uno dei nodi principali legati alle difficoltà della Serie C sembra essere l'elevato numero di squadra partecipanti. Tre gironi da 20 squadre per un totale di 60 club sembrano essere troppe per quella che è l'economia calcistica del Paese. "La terza serie deve passare da 60 a 40 squadre - ha dichiarato Michele Criscitiello -, e la Serie C non può essere un campionato professionistico. L'Italia non può sopportare un modello di calcio basato sulla presenza di 100 squadre professionistiche. La Lega Pro deve essere dilettante o semi-professionistica e non può esistere un minimo salariale federale per i calciatori. Il minimo federale da corrispondere ai calciatori per farli giocare da parte di società che non hanno introiti è una cosa che va cambiata".

Una Serie C con investimenti importanti

A pesare e non poco per le squadre partecipanti al campionato di Serie C sono le tasse legate all'iscrizione e i contributi da versare per i tesserati. "Pagare una quota di iscrizione superiore ai 350 mila euro sarebbe una follia - ha rilanciato Michele Criscitiello -, la Serie C non è solo Avellino, Padova o Vicenza. Queste squadre hanno grandi imprenditori alle spalle che possono sopperire con le proprie finanze a questi pagamenti. Altre società non riescono. La Serie C deve essere di 40 squadre ma quelle che non faranno parte della terza serie dovrebbero essere ricollocate".

Bonus per i club: la valorizzazione dei giovani diventa business

Molte squadre per ottenere una boccata d'ossigeno hanno intrapreso la strada del minutaggio per ottenere risorse economiche per mantenere i conti delle società a discapito però della reale qualità dei ragazzi.

"Ormai si è arrivato ad un punto dove gioca un calciatore giovane in quanto giovane e ci ritroviamo a vedere calciatori giovani ma scarsi in campo - ha concluso -, se un ragazzo è forte deve giocare anche per permettere ai club di effettuare un guadagno rivendendo il ragazzo. Un giovane deve giocare in quanto forte. Bisogna puntare sui settori giovanili come sta facendo il Benevento".