Nelle dichiarazioni rilasciate questa mattina ai microfoni di Sky Sport, il direttore generale della Juventus Damien Comolli ha scelto toni fermi e inequivocabili. Parlando del futuro di alcuni giocatori in uscita, ha voluto lanciare un messaggio chiaro non solo ai diretti interessati, ma anche a chi penserebbe di poter sfruttare le difficoltà del club: non sarà il volere dei calciatori a determinare le dinamiche di mercato.
"La situazione di Weah? Il giocatore vuole andare al Marsiglia, ma nel calcio non si può scegliere una squadra perché se non arriva l’offerta giusta, si resta ai margini.
E l’offerta non è ancora arrivata", ha affermato con decisione Comolli, chiudendo, almeno a parole, la porta ad eventuali forzature da parte dell’esterno americano e, implicitamente, anche di altri nella sua situazione.
Il pugno duro di Comolli si scontra inesorabilmente con le necessità del club
Un messaggio che sa di principio e rigore, ma che si scontra con una realtà ben più complessa. La Juventus, infatti, ha impostato la sessione di mercato estiva su una linea di autofinanziamento: per acquistare, sarà necessario prima vendere e finora, le uscite non si sono dimostrate né rapide né vantaggiose. Un esempio lampante è stato il caso di Samuel Mbangula, esterno promettente bianconero uscito dalla Continassa direzione Werder Brema per una cifra, 10 milioni di euro, ritenuta da a ribasso.
La fermezza di Comolli si scontra quindi con l’urgenza operativa. Se davvero il club dovesse mantenere questa linea dura fino in fondo, la conseguenza sarebbe chiara: mercato bloccato, rosa incompleta e obiettivi stagionali messi a rischio. Un paradosso per una società che ha confermato le proprie ambizioni e che, sotto la guida tecnica di Igor Tudor punta a un ritorno da protagonista in Italia e in Europa.
Il tempo passa e la Juventus potrebbe presto cambiare idea
Il caso Weah è solo la punta dell’iceberg in casa Juve, dove ci sono almeno altri tre profili in attesa di una sistemazione, Vlahovic, Nico Gonzalez e Douglas Luiz, bloccati tra valutazioni alte e destinazioni poco convincenti. Se a ciò si aggiunge la necessità dei bianconeri di completare la rosa con almeno un attaccante e un centrocampista titolare, il quadro si fa ancora più preoccupante.
È per questo che le parole di Comolli, per quanto coerenti con un’idea di rigore gestionale, potrebbero dover lasciare spazio alla flessibilità. Mancano poche settimane alla chiusura del mercato e, come spesso accade, saranno i giorni finali di agosto a fare la differenza. E non è escluso che la Juventus, di fronte al rischio di restare incompiuta, possa rivedere la sua strategia.