L’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) ha stabilito che non sussistono motivi di ineleggibilità per Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, in relazione alla sua possibile candidatura alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). Il parere è stato richiesto dal ministro dello Sport Andrea Abodi per chiarire la posizione di Malagò rispetto alle norme sul cosiddetto “pantouflage”, che regolano le cariche apicali nel sistema sportivo.

La disposizione citata fa riferimento all’articolo 29-bis della legge n. 262/2005. Questa norma, in combinato disposto con il rinvio, richiede che il rapporto avviato al termine dell’incarico presso un organo collegiale rientri tra i “rapporti di collaborazione, di consulenza o di impiego”.

L’Anac ha precisato che “gli incarichi di presidente o di membro di organi collegiali degli enti privati in destinazione non sono riconducibili ad alcuna delle suddette categorie”. Di conseguenza, nel caso specifico, manca uno dei presupposti per l’applicazione della disciplina delle incompatibilità successive, prevista dall’articolo 3, comma 3‑bis, del decreto‑legge n. 25/2025. Non è quindi necessario esaminare ulteriori presupposti richiesti dalla disposizione.

La corsa alla presidenza FIGC e il sostegno a Malagò

La decisione dell’Anac si inserisce nella fase di transizione per la guida della FIGC. Diciotto club di Serie A hanno espresso il loro sostegno a Giovanni Malagò come candidato alla successione di Gabriele Gravina, dimissionario dalla presidenza.

Solo Lazio e Verona non hanno sottoscritto il modulo di accreditamento a favore di Malagò nell’assemblea di via Rosellini.

Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha dichiarato che Malagò è “una persona di altissimo livello, a questo punto la palla passa a lui. Dovrà fare le sue verifiche e poi formalizzare la candidatura”. Malagò è stato invitato a Milano per il 20 aprile per discutere un programma in venti punti, con l’obiettivo di dare “una immagine di reazione immediata al dramma sportivo per la delusione della nazionale”.

Il dibattito interno e le posizioni contrastanti

La candidatura di Malagò ha suscitato reazioni tra le componenti federali. Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha annunciato l’intenzione di chiedere al proprio direttivo le stesse titolarità ottenute da Malagò per valutare alternative.

Abete ha criticato l’accelerazione dei club di A, sottolineando che “sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva”. Pur auspicando una candidatura unica basata su un programma condiviso, Abete ha precisato che “chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale”.

Sul fronte dei contrari al metodo adottato dai club di Serie A spicca Claudio Lotito, presidente della Lazio. Per Lotito, “Malagò? Non è il nome, non c’entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata. Ci vuole la nomina di un commissario”. Di opinione opposta Beppe Marotta, presidente dell’Inter, secondo cui il calcio italiano è un “paziente malato che ha bisogno di una cura, di una terapia molto importante” e Malagò è l’uomo giusto poiché è “un profilo di un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo”. Le elezioni per la presidenza della FIGC sono fissate per il 22 giugno a Roma.