Pagamento dell'affitto ancora al centro del dibattito in questo inizio 2014. Dopo le molte discussioni in merito all'uso dei contanti per il versamento della rata, dalla Consulta è infatti arrivato un clamoroso stop agli sconti sul canone per gli inquilini che denunciano la mancata registrazione del contratto. Vediamo le ultime novità.

Pagamento affitto in nero, la norma antievasione

I commi 5,8, 9 e 10 del decreto legislativo n. 23/2011, concernente il federalismo fiscale, avevano stabilito nuove norme sulla cedolare secca, che andavano a colpire gli affitti in nero.

Le nuove regole, in sostanza, consentivano all'inquilino di registrare il contratto al posto del proprietario, in caso di mancato rispetto dell'obbligo di registrazione da parte di chi cedeva l'immobile.

A fronte della registrazione effettuata dall'inquilino, la legge gli riconosceva il diritto ad avere un canone annuo pari al triplo della rendita catastale rivalutata, a prescindere dall'accordo preso in nero (pagando così una rata mensile in media del 70-80% inferiore ai valori di mercato).

Inoltre la durata del contratto sarebbe automaticamente diventata di quattro anni +4.

A registrare il contratto poteva essere l'inquilino, ma anche i funzionari del Fisco o della Guardia di Finanza, anche nel caso in cui il contratto fosse stato registrato indicando un importo inferiore a quello reale o quando, al posto di un contratto di locazione, fosse stato registrato un finto comodato gratuito.

Pagamento affitto 2014 in nero: la bocciatura della Consulta

Con la sentenza n.50/2014, la Corte Costituzionale dichiara illegittimo l'articolo del decreto sul federalismo fiscale, e incostituzionale la norma appena descritta.

La motivazione è per così dire "tecnica": la bocciatura è arrivata per "difetto di delega". E cioè, come spiega Il Sole 24 Ore, la legge in base alla quale è stato emanato il decreto era rivolta ad attuare il federalismo fiscale, e le norme contro l'evasione degli affitti in nero sono andate oltre gli obiettivi che aveva fissato il Parlamento.

Negli scorsi mesi, molti diversi tribunali avevano sollevato la questione di legittimità rispetto alla norma antievasione lamentando la lesione della libertà contrattuale delle parti, che si vedevano imposti per legge la durata e il canone del contratto.

Importante sottolineare come le pronunce della Corte costituzionale abbiano effetto anche per il passato: per questo saranno non validi anche i contratti che sono stati registrati dagli inquilini e dai funzionari del Fisco a partire dal 6 giugno 2011. Si prevede molta confusione tra i cittadini.