Calcio e Brasile sono due parole che stanno trovando un triste connubio ultimamente. Non è ancora partito il mondiale del 2014 che si terrà nel paese carioca che la cronaca nera continua a sovrastare la nazione, passando dal mondo del calcio. Un giovane calciatore di 18 anni della Fluminense è stato squartato a Rio e poi gettato in un fiume.
Qualche mese fa in Brasile un arbitro fu reso oggetto di scempio e ucciso brutalmente su un campetto di periferia, dopo che aveva, stupidamente, accoltellato un calciatore per una rissa in campo. La testa fu esposta come trofeo e il corpo fatto a pezzi dai tifosi furiosi.
Oggi il Brasile è ancora protagonista di un episodio scandaloso che lega il calcio alla morte. Gabriel Costa, mediano del Fluminense, sparito il 16 maggio scorso è stato trovato in un fiume della zona. Il giovane giocatore è stato squartato da due uomini, arrestati dopo essere stati identificati dalla polizia locale, per un brutto affare legato al traffico di auto rubate. Attività illecita alla quale il giovane si dedicava lontano dai campi di calcio.
Brasile, calcio e morte, questo triangolo di parole non sono il miglior biglietto da visita per un paese che tra qualche mese ospiterà i mondiali di calcio. Già la scorsa Confederations Cup è stata presa di mira da migliaia di manifestanti che protestavano per le sorti economiche del paese, causando, morti e feriti nelle strade. Il mondiale di calcio in Brasile rischia di trasformarsi in una corrida?