Passata la tempesta, inizia la conta ai dannidell'alluvione che ha colpito la Sardegna nella notte tra il18 e il 19 novembre portando con sé morti e distruzione. E comeaccade ormai troppo spesso, in Italia simili eventi divengonoin breve solo il pretesto per valanghe di polemiche e scambi diaccuse su chi sia il vero 'responsabile' della tragedia, seè figlia diretta dei cambiamenti climatici - avendo visto il mese dinovembre il ripetersi costante di calamità naturali che si sonoabbattute trasversalmente in ogni regione del globo, dagli Usa con itornado che hanno spazzato via interi villaggi, altifone Haiyan che ha raso al suolo gran parte delleFilippine - o se magari è imputabile alla condizione di crisieconomica che, com'è noto, impedisce alle amministrazioni localiadeguati interventi di manutenzione territoriale che possanoscongiurare simili disastri.





Sì, perché c'è chi sostiene che latragedia sarda sarebbe stata evitata solo con un semplice lavoro dimanutenzione delle infrastrutture e del territorio, una 'distrazione'che inevitabilmente ha messo sotto accusa l'amministrazione comunalee regionale, rea di aver 'risparmiato', in nome della 'stabilità',milioni di euro da destinare al miglioramento e alla bonifica deiterritori.



Tra i primi responsabili delledrammatiche conseguenze dell'alluvione non può non risultare,quindi, il nome di Ugo Capellaci, presidente della regioneSardegna, che nel mese di agosto di quest'anno ha volontariamentecancellato lo stanziamento di un milione e mezzo di euro da destinareal piano di assesto idrogeologico, una scelta che ha così impeditodi individuare zone di criticità del territorio, di mettere insicurezza bacini idrici, fiumi, ponti e tutte le strutture che sonoubicate in aree definite 'a rischio'.





E' la tesi sostenuta a granvoce da Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di interventogiuridico, che così afferma davanti alla stampa:“È vero, fraraffiche di vento a 100 km orari è venuta giù tanta pioggia, ma èvero anche che vittime e danni vi sono stati soprattutto in quartieriedificati in zone a rischio idrogeologico come nella piana olbiese, aPutzolu, a Santa Mariedda, a Baratta, sulla costa di Pittulongu.Com’era già accaduto nella tragica alluvione di Capoterra”Parole e concetti ripetuti anche da Leopoldo Freyrie, presidente delConsiglio nazionale degli architetti, che così commenta:” Era giàtutto scritto, e ora è del tutto inutile scandalizzarsi.

Almeno cisi risparmi di indicare nei cambiamenti climatici la responsabilitàdi questa ennesima tragedia”.



Parole confermate indirettamentedall'assessore alla Protezione Civile, Ivana Russo, che ammette comele regole di austerity imposte dal governo e dalla Comunità Europea,giochino un ruolo determinante per l'incuria dei territori, perchéimpediscono spese altrimenti destinate alla manutenzione:”Lo sa cheabbiamo 50 milioni di attivo e non possiamo toccarli per colpa delpatto di stabilita'?

Vogliamo utilizzare i nostri soldi per metterein sicurezza il territorio ma non possiamo spendere e cosi' da comunevirtuoso rischiamo di diventare comune del terzo mondo. Le faccio unesempio: se incasso 300, posso spendere al massimo 150. Gli altri 150finiscono in un fondo di salvaguardia che, tra l'altro, non e' piu' anostra disposizione: sono nella banca centrale grazie al governoMonti”. E' di oggi la notizia che il governo per domani, venerdì 22novembre, ha indetto il lutto nazionale e che ha stanziato per laregione Sardegna 200 milioni, ma dato lo stato di distruzione, aconti fatti si tratta solo di 'una goccia nel mare'.

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