Mentre in Italia il governo Letta vara un mini indulto per scongiurare il sovraffollamento delle carceri, sono oltre tremila i nostri connazionali che stanno scontando pene detentive all'estero. Duemila di loro sono reclusi in paesi dell'Unione Europea e di questi, oltre mille nella sola Germania.

Al di fuori dell'Unione Europea, gli italiani che scontano pene carcerarie sono sparsi ai quattro angoli del mondo, dagli Stati Uniti all'India, dall'America latina all'Africa. Ma le vicende di queste persone non hanno avuto lo stesso risalto mediatico riservato ai casi più eclatanti, come la vicenda dei due marò italiani accusati di omicidio in India oppure il gruppo di tifosi laziali trattenuti in Polonia a seguito di scontri fra tifosi durante le coppe europee di calcio.

Per quanto riguarda i reati commessi, si va dall'omicidio al traffico di stupefacenti, fino alla violenza sessuale. Se molti di questi casi sono assodati, per parte di loro i giudizi di colpevolezza appaiono piuttosto affrettati se non dubbi, tra processi svolti senza l'ausilio di avvocati difensori o senza un traduttore che potesse spiegare all'imputato i termini dell'accusa.

Una costante preoccupante, è che solamente per qualche decina di loro è stata avviata una pratica di rientro, come previsto dalla convenzione di Strasburgo, che permette di scontare la pena carcerarie nel proprio stato.

In questi giorni che ci avvicinano alle festività natalizie, in cui anche il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha speso più di una parola per le condizioni carcerarie dei detenuti in Italia, sarebbe un bel gesto da parte del ministero degli esteri e delle nostre rappresentanze diplomatiche, verificare le loro condizioni di detenzione, spesso ben al di sotto di standard accettabili. Un segno che dimostri la vicinanza dello stato ai nostri connazionali all'estero.