Emergono dei particolari inquietanti dalle indagini che sono in corso da parte della Procura militare sui presunti abusi degli istruttori della caserma Clementi di Ascoli Piceno, la stessa dove prestava servizio il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, condannato a 30 anni di reclusione per l'omicidio della moglie Melania Rea.


Il rapporto tra gli ufficiali e le aspiranti soldatesse dell'esercito italiano non si limitava certo alla semplice giornata militare, ma si spingeva decisamente oltre: secondo il Pubblico Ministero Antonella Masala, si verificavano degli incontri a scopo sessuale dopo il contrappello, incontri che, tra un bicchierino e qualche bacio, avevano degli epiloghi che andavano ben oltre le regole militari che impediscono che un sergente di giornata, ad esempio, possa incontrare le allieve dopo il suono del silenzio.  


Dunque, nella caserma di Ascoli Piceno gli incontri tra i due sessi si combinavano in una sorta di reciproco accordo: dai verbali delle deposizioni rilasciate, si può ben comprendere come le avances, per ottenere particolari benefici nella carriera, fossero all'ordine del giorno.


"Devi offrire te stessa a me e poi agli altri istruttori. Mi devi dire se sei vergine o meno": è soltanto una delle frasi che si sarebbe sentita dire una delle allieve soldatesse della caserma Clementi, quanto basta, però, per avere un quadro generale dell'aria che si respirasse al suo interno.


Si tratta di un sottile e perverso incrocio tra la tradizionale carriera militare maschile e la nuova e scalpitante generazione di donne soldato, che, purtroppo, sembra essere costretta ancora a sottostare agli abusi e alle prepotenze di chi vuole mantenere a tutti i costi il comando: in questo contesto, purtroppo, ha trovato la morte la povera Melania Rea.