Nata negli Stati Uniti nel 1977 da un'idea di Paul Watson, uno dei tre fondatori di Greenpeace, la Sea Shepherd Conservation Society è un'organizzazione internazionale no-profit che da circa 30 anni opera sul campo, distinguendosi in particolare per le diverse campagne a favore della tutela della fauna e degli ambienti marini.

Famosa per le sue fiere e coraggiose battaglie, in questi ultimi giorni è di nuovo balzata agli onori della cronaca per un nuovo, drammatico confronto con la flotta baleniera giapponese, avvenuto nelle acque dell'Oceano Meridionale. Domenica 2 febbraio alle 6.50 AEDT (fuso orario dell'Australia Orientale), infatti, a circa 2.000 miglia a sud-est dello stato australiano della Tasmania, è cominciato uno scontro - durato poi diverse ore - dove la nave Bob Barker, portante bandiera ecologista, è stata letteralmente speronata dalla nave giapponese Yushin Maru n°3, una delle arpionatrici della flotta nipponica.

Nel durissimo "scambio di vedute" è stata coinvolta anche la Steve Irwin, fra le ammiraglie di Sea Shepherd.

Prima che l'attacco avesse inizio l'equipaggio della nave arpionatrice ha iniziato ad intimidire gli ambientalisti bersagliandoli con grossi pezzi di metallo - lanciati come proiettili - e puntandoli con potenti cannoni ad acqua, causando così due feriti. Nonostante le diverse e vane manovre evasive effettuate da Peter Hammarstedt e da Siddarth Chakravarty - in ordine il Cap. della Barker e il Cap. della Irwin - per allontanarsi dalla linea di tiro, la flotta giapponese è infine passata al vero e proprio attacco; un'azione che in tutto ha coinvolto tre navi giapponesi e i due sopracitati natanti di Sea Shepherd, comportando danni evidenti alla prua ed al sistema di ancoraggio della Barker.

Concluso lo spiacevole episodio, l'equipaggio ambientalista ha diffuso il video dell'accaduto dove vengono messi in evidenza i ripetuti e pericolosi attacchi nipponici, nonché i danni riportati dalla Barker stessa. Successivamente il Capitano Hammarstedt ha rilasciato alla ABC un'intervista in cui ha raccontato la propria versione dei fatti, sottolineando come i giapponesi abbiano iniziato a lanciare contro la sua imbarcazione cavi di acciaio lunghi 300 metri - con l'intento di causare danni al timone e alle eliche - ma che fortunatamente, con opportune manovre, è riuscito ad evitare.

Il Capitano ha proseguito spiegando come ad un certo punto la situazione sia notevolmente degenerata, con l'equipaggio giapponese che ha tagliato la rotta della sua nave colpendola alla prua.

In seguito a tale dichiarazione la controparte nipponica si è difesa, accusando il comandante della Barker di aver speronato la baleniera e che il suo equipaggio ha usato cavi di acciaio per arrecargli danno.

Il portavoce della Sea Shepherd, Sid Chakravarty, ha replicato ammettendo l'uso dei suddetti cavi con l'intento di fermare la nave giapponese, specificando tuttavia che si è trattato solo di autodifesa.

Secondo il team di Paul Watson l'assalto è stato un preciso tentativo di far allontanare le navi di Sea Sheperd dalla posizione di controllo assunta, dato che per ben otto giorni erano riuscite a bloccare lo scivolo di carico della Nisshin Maru, impedendo così ai balenieri di trasferire sulla nave fattoria le balene che erano state uccise illegalmente nel Santuario dei Cetacei dell'Oceano del Sud.

Non è ancora chiaro cosa sia realmente accaduto durante questo aspro confronto in mare, ciò nonostante vi è comunque certezza; il Giappone prevede di catturare fino a 935 balenottere minori e 50 balenottere comuni durante questa stagione di caccia, avvalendosi del fatto che, in base alle norme della Commissione Baleniera Internazionale, un certo numero di mammiferi marini può essere ucciso per scopi scientifici.

Gli oppositori, al contrario, sostengono che le spedizioni di ricerca giapponesi sono semplicemente una copertura per la caccia commerciale alle balene, vietata sin dal 1986. E intanto la battaglia continua.

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