Guardare ai disordini di Kiev con il distacco che - da parte del mondo occidentale - ha contrassegnato la dissoluzione dell'Orso sovietico, non è più possibile. Ciò che sta accadendo in Ucraina non è un'episodica tessera dell'implosione di quell'universo unitario e monolitico. È qualcos'altro, qualcosa di più drammatico e devastante. È qualcosa le cui conseguenze gettano un'ombra lugubre su tutto il vecchio continente.

In queste ore le notizie si vanno accavallando senza sosta e mentre il centro di Kiev continua ad essere il teatro di battaglia tra forze filo governative ed anti governative, la parola "guerra civile" viene ormai pronunciata a mezza voce da più parti.

Le cifre dei giorni scorsi sono ormai un ricordo. Ora si parla di 100 morti, di più di 500 feriti, con centinaia di agenti e poliziotti catturati. Il presidente Viktor Yanukovich ha comunicato che gli agenti sono autorizzati ad utilizzare le armi da fuoco, mentre dai tetti i cecchini già sparano sui manifestanti.

Addirittura la Crimea caldeggia l'ipotesi di secessione dall'Ucraina.

Più la crisi ucraina si allarga, più le accuse di Mosca suonano come un "déjà vu". I Russi puntano il dito contro l'Occidente, ed in particolare l'Europa, che secondo Putin starebbe fomentando un vero e proprio "colpo di Stato". La Russia non ha nessuna intenzione di perdere un'altra parte essenziale del vecchio impero. Gli interessi in gioco sono troppi perché i russi stiano a guardare senza battere ciglio il passaggio dell'Ucraina dal bacino di influenza ex sovietico a quello dell'Europa e della Nato.

È abbastanza evidente quale sia la mano che tira i fili del governo di Yanukovich ed altrettanto chiaro chi soffia sul fuoco dalla parte opposta. In passato, le opposizioni all'attuale governo ucraino hanno ricevuto sostegno economico da parte di potenze occidentali (anche dagli USA) e quindi non è da escludere che questo appoggio stia avvenendo, più o meno marcatamente, ancora ora.

Di chi sia la colpa di tale situazione, però, poco importa. A questo punto non conta sapere dove sta la verità, quanto piuttosto ciò che accade nella realtà: la realtà di questi giorni ci sta portando nuovamente ad un confronto Est-Ovest, Oriente-Occidente. Con queste premesse, il rischio di un allargamento del conflitto non è una possibilità da escludere.

Soprattutto alla luce di altri eventi, ancora più sinistri: la Russia ha recentemente installato batterie di missili nucleari Iskander nell'area di Kaliningrad tra Polonia e Lituania; questo in risposta al posizionamento, da parte degli Stati Uniti, di 24 missili SM-3 in Polonia e altrettanti in Romania, nonché di numerosi missili Aegis su navi da guerra nel Mediterraneo. Inoltre gli americani stanno riconvertendo le centinaia di bombe nucleari B61-11 dislocate in Europa, in B61-12, utilizzabili come bombe anti-bunker per un eventuale "first strike".

Quanto all'Italia, che ha almeno 90 bombe nucleari sul suo territorio in basi americane, al cui uso viene addestrata anche l'aeronautica italiana, violando il Trattato di non-proliferazione, il nostro paese ospita una della quattro stazioni terrestri del Muos, il sistema di comunicazioni che sovrintende ai piani di guerra nucleare.

Niscemi, sede della (contestata) stazione Muos, diventa, quindi, automaticamente uno dei bersagli su cui sono puntati i missili nucleari russi.

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