E alla fine Erdogan ha bloccato Twitter: in Turchiail social network di microblogging, spesso usato come mezzo dicomunicazione durante rivolte e rivoluzioni come quelle degli ultimianni in Medio Oriente e mondo islamico, è stato chiuso. Ma lo stessoPresidente della Repubblica, Abdullah Gul, si è dichiarato contro ladecisione del Capo del governo, che sarà anche un islamico moderatoma di certo usa metodi spesso da dittatore.
Tra dieci giorni in Turchia ci saranno le elezioni amministrativee come spesso accade nel paese musulmano (ma non arabo, ricordiamolo,e tendenzialmente laico seppur il partito di Erdogan sia una speciedi "Dc turca" in versione islamica) la situazione si famolto tesa.
Le rivolte di Gezi Parki sono un ricordo ancora molto vivo,la protesta dei Giovani Turchi è solo momentaneamente sedatae, forse per prevenire, Erdogan fa chiudere Twitter dando cosìconcretezza alle minacce di sradicamento dei social network di pocotempo fa.
Erdogan si sta giocando il tutto per tutto dopo un lungo periododi difficoltà politiche che lo hanno colpito un po' da tutti i latinonchè vari arresti di alti esponenti di governo e del suo partitoper corruzione e altri simili reati.
Certo bloccare Twitter in Turchia è un atto che sa quasi didisperazione, che in ogni caso non può certo spegnere del tuttoil social network o internet in generale ad Istanbul e Ankara(aggirare i divieti non sembra essere difficile, dopo la chiusura diTwitter sono partiti lo stesso oltre un milione di tweet) e fapiovere critiche su Erdogan ed il suo governo sia dall'interno delPaese che da Usa ed Europa.
Il popolo turco saprà cosa scegliere alle prossime elezioniamministrative? La repressione di Gezi Parki e la chiusura di Twittersaranno stimoli sufficienti a dare un duro colpo ad Erdogan e alladestra filo-islamica turca?