Continua la trafila giudiziaria di Scajola e i problemi non sembrano arrestarsi. Oggi spunta dalle intercettazioni tra l'ex ministro dell'interno, Claudio Scajola, e la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, in cui si fa riferimento a un conto corrente dell'imprenditore, latitante, presso la tesoreria della Camera. Intanto le perquisizioni hanno portato al sequestro di un vero e proprio archivio di documenti, in possesso di Scajola.
L'archivio da migliaia di documenti
L'archivio, anche se è meglio dire gli archivi poiché i documenti ritrovati e posti sotto sequestro dagli inquirenti, durante le perquisizioni, all'interno dell'inchiesta Breakfast, presso le varie dimore di Scajola sotto ordine dei pm reggini, era contenuti in raccoglitori con tanto di catalogazione in ordine alfabetico.
L'archivio era stato smistato tra le residenze di Roma, Imperia e della villa a Diano Calderina. Si tratta di migliaia di documenti che Scajola, ha detta degli inquirenti, conservava in modo "maniacale". Nei documenti, tra cui molti risalgono anche a quanto Scajola era ministro dell'Intero, si parla di uomini di poter con cui ha collaborato ma sono state riscontrate in una prima analisi anche relazioni su Marco Biagi.
Il conto corrente aperto presso la Camera
Altro nodo chiave e il sistema con cui Scajola assisteva finanziariamente 'l'amico' Matacena. Dalle intercettazioni tra l'ex ministro e Rizzo viene alla luce l'esistenza di un conto corrente aperto a nome di Amedeo Matacena, ma con la doppia firma della moglie, presso la tesoreria della Camera.
Durante le conversazioni appena l'ex ministro viene a conoscenza dell'esistenza del conto e si accerta che vi sia la doppia firma di Matacena e della moglie conclude affermando "è perfetto in quanto risolveranno tutto in questo modo", lasciando così intendere che avrebbe risolto la condizione di Matacena sfruttando il conto aperto presso la tesoreria della Camera.