Ugnano, piccola cittadina toscana, al confine tra Firenze e Scandicci, stamattina è diventata involontaria protagonista di un film dell'orrore.

In una strada secondaria, vicino all'Arno, sotto al cavalcavia della A1, è stato ritrovato il corpo di una donna bianca, non ancora identificata, tra i venticinque e i trentanni. Il caso sarebbe rimasto tra le pagine della cronaca nera locale, se non fosse per la posizione "particolare" in cui è stata rinvenuta la ragazza:  legata per i polsi, lungo una barra orizzontale, come se avessero voluto crocifiggerla.

Gli inquirenti, coordinati dal magistrato di turno Paolo Canessa, pensano ad una prostituta uccisa dopo un incontro con un cliente finito male. Tale ipotesi si basa su diversi precedenti accaduti proprio nella stessa zona; il caso più eclatante fu quello del 28 marzo dell'anno scorso, in cui una prostituta di 46 anni venne ritrovata viva, ma con evidenti segni di violenza carnale e legata con del nastro adesivo a delle transenne.

Secondo gli inquirenti, l'assassino non aveva nessun fine "simbolico". Ma perché l'assassino avrebbe dovuto darsi tanto da fare? Nel caso precedente, la prostituta probabilmente era stata legata per non divincolarsi, mentre il suo carnefice abusava di lei, ma in questo caso la polizia ha confermato la totale assenza di violenza carnale, quindi la domanda ritorna; perché "crocifiggere" una ragazza, con il rischio di essere facilmente scoperti?

Infatti, come hanno confermato anche gli abitanti, quella era una zona molto frequentata, soprattutto di notte.

Gli inquirenti ritengono che sia più facile che si tratti di un violentatore seriale, ma è davvero da tralasciare la pista esoterica?

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