Tutti ricorderanno sicuramente la tragica vicenda dell'affondamento, il 16 aprile scorso, del traghetto coreano Sewol, che è costatato la vita a 281 persone, costituendo uno dei disastri marittimi più grandi della storia del paese e non solo. È di quest'oggi la notizia, rilanciata dal "Corriere della Sera", che la procura sudcoreana che indaga sull'incidente ha formulato l'accusa di omicidio ai danni del capitano Lee Jun-Seok e per tre componenti dell'equipaggio.
Qualora venissero giudicati colpevoli, i quattro membri dell'equipaggio potrebbero addirittura rischiare la pena capitale, come previsto dall'ordinamento sudcoreano.
L'accusa nei loro confronti è di non avere assolto al proprio dovere di ufficiali di assistere i passeggeri quando la nave stava iniziando a imbarcare acqua e ad affondare.
Inoltre, sempre dal "Corriere", si apprende che altri 11 membri dell'equipaggio, tutti coinvolti nelle manovre di navigazione, sarebbero stati accusati a loro volta di negligenza e abbandono di passeggeri in difficoltà. I 15 accusati sono stati i primi ad essere salvati in occasione del disastro.
Ciò che appare evidente nella contestazione di reato è dunque la mancanza di azioni appropriate da parte dell'equipaggio di fronte all'emergenza e volte a mettere in salvo i passeggeri. I quattro anzi sono accusati di avere abbandonato la nave per primi, senza considerazione per il loro ruolo e il resto dei passeggeri. Una storia che ricorda da vicino quella della Concordia.