Quella del 14 maggio 2014 potrebbe essere davvero una data importante, ma forse non decisiva, per dare un nome e un volto al responsabile della scomparsa di Roberta Ragusa, moglie di Antonio Logli.
Si è svolta oggi - in mattinata - una riunione nella Procura di Pisa per mettere a fuoco gli sviluppi sulla sparizione della signora, della quale si sono misteriosamente perse le tracce nella fatidica notte del 14 gennaio del già lontano 2012, al punto che ci fu chi ipotizzò una clamorosa fuga.
Ad essere ipoteticamente coinvolto è il marito, che risponde al nome di Antonio Logli.
Il comandante provinciale dei carabinieri di Pisa Brancadoro, unitamente al colonnello Molinese, che è a capo dell'ormai famosissimo reparto crimini del Ros di Roma, ha consegnato proprio oggi i più recenti risultati dell'inchiesta sulla Ragusa al Procuratore capo di Pisa Ugo Adinolfi. Risultati che sono arricchiti da tre testimonianze nuove, che comunque rappresentano indizi importanti ma non piene prove.
Da precisare che esse avallano quanto riferito durante un incidente probatorio da Loris Gozi, il quale disse di aver visto Logli discutere animatamente con qualcuno quella famosa notte in via Gigli.
Uno dei testimoni, cioè Filippo Campisi, aggiunge di avere sentito nell'occasione l'urlo di una donna.
Manca però la prova che quella voce fosse proprio quella della Ragusa e non è certo un dettaglio da poco.
A risultare indagato per la vicenda è il marito della donna, Antonio Logli, da tempo finito nel mirino degli inquirenti.
Nello specifico il Logli deve a questo punto rispondere dell'accusa del delitto di omicidio volontario e di "distruzione di cadavere".
La distruzione del corpo della Ragusa (con quale modalità?) sarebbe quindi, secondo la tesi investigativa proposta, che resta però in attesa di dimostrazione o confessione, il motivo dell'impossibilità di trovare tracce evidenti e forse ricorderete che, fin dall'inizio, l'attenzione di molti osservatori della vicenda di cronaca nera si concentrarono proprio, semplicemente procedendo per esclusione, su Antonio Logli.
In seguito su questa storia se ne sono sentite davvero di tutti i colori, con gli immancabili sedicenti "sensitivi" che non mancano mai in casi simili e che, duole rilevarlo, spesso cercano solo un quarto d'ora di celebrità, magari televisiva.
Fino a prova definitiva Antonio Logli resta comunque non colpevole, come previsto dal nostro ordinamento costituzionale, che è notoriamente garantista, almeno fino a condanna passata in giudicato.