A Livorno, un giovane disoccupato, dopo aver inviato vari curriculum e risposto ad inserzioni di lavoro, riceve una telefonata per fissare un colloquio per un'eventuale assunzione.

Il ragazzo si reca presso l'indirizzo che gli è stato comunicato senza sapere di che lavoro si tratti e di cosa si occupi la Ditta che lo ha contattato, dato che l'operatore è stato molto vago dicendo che avrebbero chiarito tutto al momento del colloquio, e un primo dubbio lo assale perché scopre che si tratta di una Scuola privata d'inglese.

Si presenta una sedicente addetta alla gestione del personale ed inizia il colloquio con le solite domande di rito circa la formazione scolastica e eventuali esperienze lavorative.

Al termine della conversazione, l'addetta propone al ragazzo un impiego ma con l'obbligo di frequentare un ciclo di lezioni d'inglese, condizione necessaria per far parte del personale dell'istituto.

Il ragazzo dichiara di non essere interessato alla proposta perché l'inglese lo parla e scrive benissimo, dato che ha frequentato un corso a Londra conseguendo anche un attestato. Inoltre, essendo disoccupato, non può permettersi un corso di studi dal costo abbastanza elevato.

A questo punto, l'addetta chiama il Direttore il quale dichiara che il corso d'inglese non è necessario e che il giovane può benissimo essere assunto dato che ha già i requisiti , facendogli firmare un contratto in duplice copia e dicendogli che presto verrà contattato per ricevere le informazioni circa le mansioni da svolgere e per fissare la data del primo giorno di lavoro.

Il ragazzo non è convinto e sente che qualcosa non quadra, recandosi a casa, legge i contratti ma con sua amara sorpresa scopre di aver firmato l'acquisto di un corso di inglese e un finanziamento per un totale di 4mila euro da restituire a rate mensili. Non avendo un reddito, non si sa come possa la Finanziaria pretendere la restituzione del debito contratto e come possa essere partito il finanziamento senza garanzie.

I genitori della vittima del raggiro, dopo qualche giorno, inviano una raccomandata all'Istituto a nome del figlio, dichiarando di voler recedere dal contratto come dice la legge, perché non è ancora trascorso il periodo di 10 giorni dal momento della firma ma una clausola dichiara che il recesso non è valido se la stipula avviene all'interno dell'Istituto.

L'unica cosa che può essere annullata è il finanziamento ma in tal caso la somma dovrà essere rimborsata per intero in un'unica soluzione.

Il giovane ha dichiarato di essere stato raggirato con la promessa di un lavoro, di non aver alcuna intenzione di frequentare il corso e che andrà fino in fondo alla questione anche a costo di passare alle vie legali.