La crisi sirianasi aggrava sempre di più. Il futuroambasciatore Usa in Qatar Dana Shell Smith ha confermato ieri l’intenzionedegli Stati Uniti di addestrare l’opposizione moderata che sta combattendoil regime di Assad e che già riceve,come ha ammesso la Casa bianca la settimana scorsa per la prima volta, armi letali dal pentagono.

Il cambiamento di strategia èavvenuto dopo le accuse a Obama, provenienti da una parte del congresso maanche da alcuni esponenti della sua amministrazione, di non avere mai adottatoun intervento più incisivo per timore di uno scontro diretto con alcuni stati importanti. Uno diquesti è la Russia che appoggia ilregime di Damasco per i numerosi accordi commerciali e per il porto di Tartus che le consente di avere l’unico sbocco sul mare Mediterraneo; l’altro è l’Iranche negli anni ha stretto un’alleanza sempre più forte con Assad ( così comecon Mosca e Pechino) e aspira a diventare una potenza regionale ma è vista consempre maggiore sospetto da Israele e dall’occidente per lo sviluppo del suoprogramma nucleare.

Il conflitto siriano, che dura ormai da tre anni, haprovocato il decesso di centinaia di migliaia di persone e milioni di profughi. Le notizie di scontri e di attentatisi susseguono ogni giorno e ieri purtroppo è avvenutol’ultimo.

L’agenzia di stato “Sana” ha riferito dell’esplosione di un’autobombaa Homs (zona sotto il controllo del regime) che ha provocato 7 morti. La situazione complessiva è resaancora più difficile dalla presenza di al Qaeda che ha trovato in Siria un terrenofertile per espandersi sia all’interno del paese (per evitare ciò il regime si è coalizzato con la partemoderata dei ribelli) ma anche in altri stati del medio oriente (soprattutto,in queste ore, in Iraq).

Lo scenario che si presenta è moltoarticolato e sembrache la violenza non si riesca a fermare per lo meno fino a quando non cesseràil commercio di armi ad entrambe le fazioni (la Russia e l’Iran ad Assad mentreil Qatar, l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti all’opposizione moderata) e non siinstaurerà un autentico dialogo nazionale in grado di unire realmente quelleposizioni che per il momento sono totalmente divergenti.