È allarme ebola in Africa. Lo comunica l'ultimo bollettino di Medici senza Frontiere, a cui si aggiunge quello ufficiale dell' Oms (organizzazione mondale della Sanità). I casi riscontrati arrivano a mille persone colpite dalla malattia in diverse zone del continente nero: in Guinea, Liberia e Sierra Leone. Una malattia che contagia attraverso il contatto diretto con il sangue, o fluidi corporei, o con secrezioni di soggetti infetti, con una mortalità nel 90% dei casi.

I primi focolai sono divampati dall'inizio dell'anno fino al 12 luglio scorso.

Le segnalazioni: 964 casi, di cui 603 letali. I dati aggiornati all'8 luglio invece segnavano il picco di 888 casi, con 539 perdite umane. Una media di 64 morti nel giro di 4 giorni. E la psicosi del contagio si fa spazio tra la popolazione.

A conferma il dato allarmante Daniel Epstein, portavoce dell'Oms, che segnala come "nuovi casi continuano ad essere segnalati in Guinea, Sierra Leone e in Liberia", con una situazione che "resta grave visto l'alto livello di trasmissione". In Guinea invece l'attenzione resta vigile, con 6 nuovi casi riscontrati. E l'Oms non resta a guardare: presto aprirà un centro di coordinamento regionale a Conarky (Guinea), che avrà il compito di "consolidare e controllare gli sforzi in atto".

I controlli non mancano. Gli specialisti di Medici senza Frontiere e dell'Oms vigilano sulla popolazione, con il compito di rintracciare le persone che hanno contratto il virus e tenerle sotto osservare per almeno 21 giorni. Ma le difficoltà non mancano: molte delle persone che hanno contratto il virus infatti vengono nascoste da amici e parenti, convinti che il ricovero in ospedale porti alla morte. In Liberia ad esempio alcuni operatori sono stati scacciati con le armi in pugno.

E i paesi confinanti alzano le barriere. La Costa d'Avorio ha respinto alle frontiere 400 immigrati liberiani, per paura di diffondere il virus. Lo rende noto anche la Bbc, che diffonde le dichiarazioni dell'Onu definendo "inaccettabile" il blocco delle frontiere, in violazione dei diritti internazionali. E il portavoce del governo ivoriano spiega la decisione: "È la più grande pandemia che si sia vista da molto tempo, non possiamo permetterci alcuno sbaglio in quest'area".