I famigerati F35 - il cui vero nome è Lockheed Martin F-35 Lightning II o Joint Strike Fighter, cacciabombardiere monoposto - fanno ancora parlare di sé. E non per la loro funzione precisa e micidiale in guerra, bensì perché molti prototipi risulterebbero inefficienti e con svariati difetti. Ammessi dalla stessa aeronautica americana, che diversi mesi fa ha perfino formulato un dossier in merito, fornendo una lista di tutti i difetti del velivolo militare.
In realtà si tratta anche di un prototipo in fase di affinamento, ed è finanziato principalmente dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, ma anche in parte dal nostro Paese.
Un progetto che è in ritardo ed ha visto pure lievitare i propri costi nel tempo.
Lo scorso 23 giugno, in Florida, il volo di un Lockheed Martin è stato sospeso giacché si è verificato un incendio a bordo nella fase di decollo. Sempre nel mese di giugno, un altro volo è stato sospeso per perdita d'olio. Dopo il secondo incidente il Pentagono ha deciso di sospendere l'intera flotta per controlli.
Come noto, il programma di acquisto degli F35 da parte dell'Italia sta generando polemiche politiche da anni. Il nostro Paese ha in programma di acquistarne 90, per un costo pari a 14,3 miliardi di euro spalmati in 15 anni, inclusi 2 miliardi già spesi. Due sono i modelli acquistati dal nostro Governo: i Ctol e i Stovl, per i quali saranno acquistati rispettivamente 60 e 90 modelli, aventi entrambi caratteristiche di volo diverse.
Il Ministro della difesa Gabriella Pinotti ha annunciato proprio in questi giorni una futura riduzione del programma di acquisto degli F35, ma che sarà controbilanciato dall'acquisto di nuovi aerei, navi e carri armati. Insomma la spesa resta sostanzialmente invariata. E dopo questo ennesimo problema, venuto a galla solo dopo una decina di giorni, le polemiche si alimenteranno ulteriormente.