L'associazione Mdf, medici senza frontiere, che opera sul campo lancia l'allarme, dichiarando che l'epidemia è fuori controllo e questa volta il messaggio sembra essere stato recepito. L'Unione Europea minimizza, escludendo la possibilità di contagi nel vecchio continente, ma intanto la Francia e soprattutto l'Inghilterra approntano piani sanitari e controlli più serrati agli aeroporti. Il Ministero della salute italiana si alinea, cercando di tranquillizzare, ma nel frattempo anche la di là dell'oceano sale la preoccupazione ed il presidente Obama fa scattare gli allarmi.
Ma perché proprio ora? Che cosa è cambiato rispetto ai mesi scorsi? Facciamo il punto della situazione.
Nell'Africa occidentale nel dicembre scorso scoppia una terribile quanto inarrestabile epidemia di ebola, meglio nota come febbre emorragica. Questa si diffonde rapidamente in Sierra Leone, Guinea, Liberia colpendo ad oggi circa 1323 persone e provocandone il decesso di 726, questi i casi accertati. Questo tipo di virus, la cui incubazione varia dai 5 ai 10 giorni, si manifesta con sintomi simili all'influenza od all'indisposizione per poi svilupparsi in breve, 7 massimo 14 giorni, in tutta la sua virulenza, fino alle devastanti emorragie ed al decesso. Il tasso di mortalità è elevatissimo, si propaga tramite contato diretto anche da cadaveri ed ad oggi non esiste né vaccino né cura.
Se a questo si aggiunge che se prima i media e l'opinione pubblica avevano ignorato la pericolosità di quanto sta accadendo, perché confinata in un remoto villaggio africano, ora non lo può più fare. Il virus ha raggiunto in aereo la capitale della Nigeria Lagos di 20 milioni di cittadini e non si esclude che non possa fare altrettanto con qualunque altra destinazione. A tal proposito molte compagnie aeree stanno decidendo se non è il caso di sospendere temporaneamente i voli da quelle zone. La Liberia chiude le scuole ed annulla le partite di calcio. Iniziano a morire i medici che finora hanno lottato strenuamente per arginare il contagio su tutti Samuel Brisbane in Liberia, denominato il dottor anti-ebola e Sheikh Uma Khan, eroe nazionale della Sierra Leone, che nulla ha potuto per impedire che il virus raggiungesse la capitale Freetown A nulla sembrano servire le protezioni prese, le famose tute bianche e si registrano sempre più casi di contagiati tra gli operatori sanitari.
Il virus paradossalmente è meno letale del normale, solo il 50% dei decessi sui pazienti infettati rispetto al 90%, ma proprio per questo più pericoloso, perché difficile da arginare. Se prima c'era il tempo di alzare i cordoni di sicurezza sanitaria per confinarlo in un territorio, ora le persone infette hanno il tempo di muoversi, favorendo un maggiore contagio, manifestando in ritardo i sintomi della malattia.
Da questi dati si evidenza la pericolosità di un simile virus ed i possibili effetti, che avrebbe su vasta scala in un mondo come il nostro globalizzato, dove qualunque punto della terra è raggiungibile in poco tempo. Già lo scorso 8 aprile avevamo affrontato l'argomento, si spera che ora non sia un'altra volta sottovalutato o peggio ignorato, ma si faccia qualcosa per impedire che possa accadere qualcosa di irreparabile.