Il primissimo paziente che ha contratto l'ebola, espandendo involontariamente il virus e mietendo il terrore del mondo intero, era un bambino di appena due anni che viveva a Guéckédou, al confine tra Guinea, Sierra Leone e Liberia. Il piccolo si era ammalato ed è deceduto ormai da mesi, ovvero il 6 dicembre 2013. Stando a quanto riportano gli esperti, circa una settimana dopo dal decesso del bambino, sono morte a ruota la madre, la sorellina di tre anni e la nonna. Tutte loro avevano febbre, diarrea e vomito. Due persone che avevano partecipato al funerale della nonna del bambino in questione, avrebbero portato il virus ebola nel loro villaggio. Un infermiere lo avrebbe trasportato in un terzo villaggio, dove a distanza di poco sarebbe morto insieme al proprio medico curante. Da questi primissimi casi ne sono nati altri, fino a quando, a marzo, è stato riconosciuto che si trattava effettivamente di ebola. Fino a quel momento si erano già verificate decine di morti.



L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si dice molto preoccupata, perché l'epidemia è seriamente fuori controllo e sussistono ormai innumerevoli focolai del virus pandemico. L'OMS ha anche aggiunto che per cercare di controllare (non fermare) l'epidemia occorreranno molti mesi, e per questo sarebbero necessarie altre diverse migliaia di operatori sanitari disposti ad inoltrarsi nei focolai, prendendosi tutti i rischi del caso, per poter combattere contro questo nemico microscopico ma mortale. Differentemente da quanto avvenuto in passato, dove i focolai si sviluppavano in villaggi quasi isolati, attualmente il virus ebola si sta diffondendo a macchia d'olio in regioni di confine dove le strade di collegamento tra un villaggio ed un altro sono state migliorate e molte persone vi transitano senza sosta. In più, questa zona di Africa non aveva mai conosciuto l'ebola, e quindi anche gli operatori sanitari, appena hanno appurato che si trattava del virus letale, non avevano nemmeno le attrezzature adatte basilari, come per esempio i guanti, per fargli fronte. Tutto ciò ha reso possibile la rapida diffusione del virus, contratto per primo da un bimbo di soli due anni.

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