Tragedia a Napoli, dove un ragazzino di appena 17 anni è stato centrato dal fuoco di una pistola d'ordinanza di un carabiniere. Davide Bifolco non si sarebbe fermato davanti all'alt di una pattuglia dei carabinieri per paura di essere stato pizzicato senza patentino né assicurazione. Durante l'inseguimento sarebbe partito accidentalmente un colpo che avrebbe ferito a morte l'adolescente che soccorso è spirato all'ospedale San Paolo. La famiglia disperata non crede a questa versione fornita dai carabinieri mettendo a ferro e fuoco il quartiere Traiano dove sono state danneggiate alcune vetture della polizia.

Intanto il carabiniere di 22-anni in servizio alla Radiomobile è stato indagato per omicidio colposo. Ma veniamo ai fatti drammatici di questa anomala estate italiana.

Erano le 19:44, 4 settembre: una moto con a bordo 3 persone stava percorrendo in modo sospetto Viale Traiano, quando sono stati notati da una gazzella della Radiomobile che ha intimato loro di fermarsi. Ma lo scooter schivando le forze dell'ordine si è dileguato a tutta velocità schiantandosi poco dopo contro la gazzella in Via Cinthia. Una volta a terra, uno dei sospettati, un latitante con precedenti penali, evaso dai domiciliari a febbraio ha fatto perdere le proprie tracce fuggendo a piedi, mentre con gli altri è sfociato una colluttazione dove nel tentativo di fermarli è partito accidentalmente un colpo d'arma da fuoco che ha ferito a morte il 17-enne che soccorso anche dalla mamma è morto per la gravità delle ferite riportate.

Il carabiniere ascoltato dal pm Manuela Persico è stato iscritto tra gli indagati. Egli dovrà rispondere di omicidio colposo sebbene sia prematuro trarre qualunque conclusione in quanto il giovane si sarebbe trovato nel posto sbagliato in compagnia di gente ricercata dalle forze dell'ordine, questo in parole povere quello riferito dalle forze investigative.

Però i familiari non ci stanno e colpevolizzano il carabiniere di averlo ucciso volontariamente. La mamma intervistata tra le lacrime ha urlato tutto il dolore contro le forze dell'ordine che non hanno avuto pietà neanche di un bambino. Il fratello, Tommaso Bifolco, ripreso dai telegiornali nazionali, ha inveito contro i Cc che avrebbero sparato e ucciso volontariamente ad un povero bambino che fuggiva per paura.

La famiglia infatti non avrebbe avuto i soldi per pagargli il patentino né l'assicurazione, cosa che potrebbe aver innescato la fuga finita così tragicamente. Anche gli amici su Facebook hanno voluto testimoniare la loro rabbia con messaggi da una parte di pace e dall'altra di rappresaglia contro la 'razza bastarda'. Infine gli abitanti del quartiere per solidarietà con la famiglia ha cosparso alcune vie di scritte offensive rivolte alla polizia ed i carabinieri.