A seguito delle ultime drammatiche e spaventose esecuzioni da parte dei miliziani dell'Isis che hanno visto tre decapitazioni in meno di un mese, arrivano notizie rassicuranti su Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due cooperanti italiane di cui non si hanno notizie dal 31 luglio scorso. Secondo alcune fonti giunte via Skype, le ragazze si troverebbero nel nord della Siria, nei pressi di Aleppo e Idlib, starebbero bene e non sarebbero prigioniere nelle mani dello Stato Islamico.

Le trattative per la loro liberazione sono in corso, secondo una fonte locale che partecipa alle indagini, e l'unico rischio che si corre è che, se non si giunge ad un accordo, le ragazze potrebbero essere cedute ad altri gruppi terroristici, incluso Isis.

Oltre alle due ragazze lombarde, altri 4 italiani sono scomparsi: i due tecnici Marco Vallisa e Gianluca Salviato, rapiti in Libia; Giovanni Lo Porto, cooperante siciliano scomparso in Pakistan nel 2012 e dal luglio 2013 anche il gesuita padre Dall'Oglio.

Secondo il 74enne intellettuale damasceno Michel Kilo, famoso esponente dell'opposizione di sinistra alla dittatura siriana, padre Dall'Oglio sarebbe vivo e si troverebbe in una prigione nei pressi della città di Raqqa nelle mani di militanti iracheni, smentendo le numerose voci secondo cui il gesuita sarebbe stato ucciso subito dopo il rapimento per mano dei miliziani qaedisti.

Secondo le fonti di Kilo, che non rivela ma che considera attendibili, con Dall'Oglio potrebbero esserci anche Vanessa e Greta. In un'intervista a Sky Tg24 il sottosegretario agli Esteri Mario Giro promette di riportare a casa i nostri connazionali che risultano rapiti. L'intelligence italiana continua a svolgere il suo lavoro sotterraneo per stabilire un canale di comunicazione con i sequestratori o con i loro mediatori ed instaurare una trattativa.

La linea del governo italiano è comunque quella di mantenere il massimo riserbo e di lavorare senza troppo clamore, per evitare che fughe di notizie, più o meno attendibili, possano destabilizzare la mediazione e, conseguentemente, peggiorare la situazione o allungare la durata dei sequestri.

Dall'altra parte, invece, l'America e la Gran Bretagna tendono ad evitare ogni tipo di trattativa e puntano sulla programmazione di blitz strategici di forze speciali.

Hanno sempre scelto il pugno duro e invitano i Paesi interessati a non cedere alla politica del pagamento di riscatti, più o meno ingenti, che andrebbe ad incrementare la ricchezza dei terroristi ed incentiverebbe nuovi sequestri.

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