Il primo caso di infezione, fuori dall'Africa e in Europa, dell'epidemia del virus Ebola ha riguardato la Spagna dopo altri due simili. Il quotidiano "El Pais" ha scritto che la vittima è un'infermiera di Madrid che faceva parte della squadra che ha curato il missionario Manuel Garcìa Viejo, deceduto il 26 settembre, presso l'ospedale Carlos III della città.La donna, la cui identità non è stata resa nota, è ricoverata in una struttura di Alcorcon alla periferia della capitale.

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Il ministero della Sanità spagnolo ha riunito immediatamente l'unità di crisi specificando che la signora ha effettuato due test, per verificare l'eventuale presenza della patologia, che hanno dato purtroppo esito positivo.

Un caso sospetto è stato registrato in Olanda; un uomo di cui non è stata diffusa nè la nazionalità e tantomeno l'identità è stato ricoverato in via precauzionale presso l'ospedale Albert Schweitzer di Dordrecht dopo avere accusato sintomi, in seguito a un viaggio in Sierra Leone, simili a quelli della patologia.

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La diffusione della malattia nei paesi africani genera sempre più preoccupazione nella comunità internazionale poiché in Sierra Leone, in appena 24 ore, sono stati registrati 81 nuovi casi e 121 decessi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha aggiornato il bilancio complessivo, dall'inizio dell'emergenza (partita in Guinea nello scorso marzo) al primo ottobre, a 3.439 morti su un totale di 7.492 casi in Africa occidentale.

Le zone maggiormente interessate da questa crisi sono state la Liberia e la Sierra Leone invece quelle meno la Nigeria e il Senegal; qui la situazione sanitaria è tornata sotto controllo e pertanto non desta più preoccupazione. Le autorità sanitarie degli Stati Uniti hanno comunicato che il paziente che ha contratto l'Ebola a Dallas permane in gravi condizioni e che in giornata si terrà un vertice alla Casa Bianca col presidente Obama e altri responsabili del settore per quello che sembra, ogni giorno di più, un allarme mondiale che nessuno riesce ad arginare.

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