Dopo otto giorni di protesta, di fronte all'apertura al dialogo tra studenti e governo locale, i manifestanti stanno svuotando le piazze ed hanno permesso ai tremila impiegati statali di riprendere la loro attività lavorativa, non ostacolandoli nel raggiungere i loro uffici. Anche le scuole hanno potuto riaprire. Nelle strade sarebbero al momento rimaste poche centinaia di persone. Gli incidenti che si temevano la notte scorsa non sono avvenuti e i manifestanti hanno iniziato ad abbandonare i punti chiave della metropoli.

I capi del movimento si sono incontrati con i rappresentanti governativi. L'apertura al dialogo potrebbe sbloccare la situazione e portare a conclusione la protesta contro le limitazioni in tema di diritti di rappresentanza politica imposte da Pechino, in vista delle elezioni dello chief executive locale che si terranno nel 2017. Pechino tuttavia non ha mostrato nessun cenno di cedimento riguardo i limiti imposti sui candidati che si presenteranno alle elezioni.

Dopo un primo incontro, avvenuto tra gli studenti e il Dipartimento degli affari costituzionali, ne è stato programmato un altro che si terrà a breve. Lester Shum, un capo della Federazione degli studenti di Hong Kong, ha confermato l'accordo, ma ha fatto presente che non è stato raggiunto alcun consenso. Leung Chun-ying, il governatore della città, ha respinto le richieste dei manifestanti di dimettersi, ma ha dichiarato alla televisione locale le sue intenzioni per intavolare un dialogo fattivo e sincero sulla politica dell'isola.

Dopo giorni di protesta, molti manifestanti sono tornati al lavoro o a scuola o solo per riposare, ma sono pronti a tornare se non si raggiungerà un accordo produttivo. Uno dei capi del movimento per la democrazia, il 24enne Alex Chow, ha sostenuto che la gente ha bisogno di riposare, ma è pronta a tornare in piazza, quindi il movimento non è finito. II giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, il Quotidiano del Popolo, ha contestato le proteste affermando che coloro che reclamano la democrazia, manifestando e scendendo in piazza non fanno altro che farla arretrare.

Nell'editoriale del Quotidiano del Popolo si può leggere che la vera democrazia non permette ad una minoranza di violare l'interesse generale con metodi illegali.

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