Probabilmente il detto "sbagliare è umano, perseverare è diabolico" è sconosciuto a Michael Phelps. Il pluricampione olimpico è stato arrestato a Baltimora per guida in stato di ebbrezza. Secondo il sito Usa "Tmz", il nuotatore statunitense stava sfrecciando con il suo suv, una Range Rover bianca, ad una velocità di 135 km orari, ben oltre il limite di 70 imposto da quella strada. Le forze dell'ordine, accortesi delle guida fulminea ma incerta, hanno inseguito e fermato l'auto.

Phelps, dopo non aver superato i test per la verifica del tasso alcolemico, è stato condotto presso una stazione di polizia, dove poco dopo è stato rilasciato.

In seguito al brutto episodio ha voluto lasciare un messaggio di scuse sul suo profilo Twitter: "Capisco la gravità delle mie azioni e me ne assumo la piena responsabilità. So che le mie parole non significano molto in questo momento, ma sono profondamente dispiaciuto per tutti quelli che ho deluso".

Non è la prima volta che il nuotatore si fa notare dai media all'infuori delle sue imprese sportive. Nel 2004, quando aveva 19 anni, Phelps era stato arrestato dalla polizia per lo stesso motivo. Allora se l'era cavata con 18 mesi di libertà vigilata. E nel 2009 invece, dopo il trionfo alle Olimpiadi di Pechino dove conquistò 8 medaglie in varie specialità diventando l'uomo dei record, uscì su tutti i giornali una foto che lo ritraeva intento a fumare cannabis durante una festa universitaria in South Carolina.

La "Usa Swimming", Federnuoto americana, fu costretta a sospenderlo per 3 mesi e il campione fu costretto a rinunciare a parecchie competizioni. La Federnuoto spiegò la propria decisione con un comunicato stampa: "Non è stata violata alcuna norma anti-doping (altrimenti, è sottinteso, le conseguenze sarebbero state di gran lunga più pesanti). Abbiamo deciso di inviare a Michael un messaggio chiaro, dal momento che ha deluso così tante persone, e in particolare le centinaia di migliaia di bambini iscritti alla nostra Federazione, i quali guardano a lui come a un modello da seguire e a un eroe".

Phelps si scusò pubblicamente e promise che non sarebbe più accaduto nulla del genere. E invece ci è ricascato. Insomma, è proprio il caso di dirlo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. E speriamo sia così anche per le imprese sportive.

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