5 anni di reclusione per Oscar Pistoriusaccusato di avere ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp il giorno di San Valentino del 2013. E' la sentenza definitiva. La difesa ha provato a minimizzare l’accaduto, chiedendo solo un periodo di lavori socialmente utili e di arresti domiciliari. Una sproporzione che dà l’idea della difficoltà e della confusione del caso. Il velocista australiano continua a negare la propria colpevolezza. Affermando di aver scambiato la fidanzata per un intruso, un ladro, e di aver temuto per la propria incolumità. Ritrovandosi così costretto a sparare per difendersi. Un omicidio, quindi, non intenzionale o semplicemente, come vuole la difesa, negligenza e forza eccessiva.

Due visioni dello stesso evento, due sorti contrastanti.

La caduta del campione

“Non ho alcun dubbio sulla versione di mio fratello" - ha detto Aimee, fratello di Oscar - "ho il privilegio di conoscere le sue forze e le sue debolezze, per questo posso dire che l’episodio è stato un errore e le persone maliziose che credono il contrario sono molto lontane dalla verità”. E interviene anche lo stesso Presidente Sudafricano, a testimonianza di quanto questo caso di omicidio si sia trasformato in un vero e proprio caso di Stato. “Sono dispiaciuto per la caduta di Oscar, un eroe speciale”. Una parabola destinata al successo, quella di Pistorius, atleta disabile accettato alle Olimpiadi di Londra 2012 fra gli atleti normodotati.

Un campione di tenacia, prima che nello sport. Ora un assassino abbandonato a se stesso.

L’accusa

Quella notte Oscar ha ucciso Reeva. I vicini di casa quella notte avrebbero sentito i due litigare furiosamente. E poi c’è la telefonata delle 3:55 all’amico Justin. “C’è stato un terribile incidente, ho sparato a Reeva”.

C’è la confusa ricostruzione della scena del crimine, la difficile collocazione del corpo di Reeva, trovato all’entrata dell’abitazione o trovato in bagno, al piano superiore. E poi c’è la tanta gelosia di Pistorius, il suo amore per le donne (molte donne) e per le armi (pericolose armi). E infine c’è l’accusa (smentita dai periti) di insanirà mentale, di un disturbo d’ansia che lo avrebbe reso capace di uccidere.

Dalle piste alla gabbia

Ha vinto le Paralimpiadi di Pechino, ha partecipato alle Olimpiadi di Londra del 2012. Era senza gambe, ora è senza futuro. Pistorius sconterà la pena in una cella singola nell’ala ospedaliera del centro di detenzione Kgosi Mamphuru di Pretoria. Non sarebbe in sicurezza secondo i suoi legali. Sono già arrivate numerosi minacce, infatti, al velocista australiano da parte della gang che gestisce il carcere di Pretoria. La sua disabilità costituirebbe un’ulteriore minaccia alla sua persona. Sarebbe preso di mira dalle gang interne al carcere. Tutti punti su cui la difesa, fallendo, ha insistito per convertire la condanna in una semplice detenzione ai domiciliari.

Questo il destino di Oscar Pistorius. Ma per un campione che fino a ieri era osannato dal mondo intero, considerato un eroe sportivo, idolatrato perfino dai bambini, poco cambia. Il suo destino era già stato segnato quella notte di San Valentino del 2013. Cosa ne pensate dell’omicidio commesso da Pistorius? E’ realmente lui il colpevole?

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