Prende una piega davvero inaspettata il caso della morte di Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate: sappiamo che per il delitto è accusato Massimo Bossetti, da tempo ristretto nel carcere di Bergamo, ma i suoi legali prospettano ora uno cenario completamente diverso e tutto da interpretare.



Sappiamo che la sfortunata Yara Gambirasio, trovata morta il 26 gennaio 2011, morì di freddo (ipotermia), abbandonata in un campo dopo essere stata ferita in seguito a un sequestro.

Secondo la tesi della difesa (Avv. Silvia Gazzetti e Avv. Claudio Salvagni ) fu colpita con tra armi differenti, tutte da taglio. Per la precisione queste armi sarebbero un coltello, un cutter, un coltello detto "con punta a scalpello".



Dall'analisi del cadavere emergono trave sui polsi che rimandano al filo di ferro col quale sarebbe stata immobilizzata. Come già si sapeva i suoi vestiti non presentano tagli e quindi Yara Gambirasio fu, pare di capire, spogliata, ferita e successivamente rivestita.

Le due ipotesi sul ferimento di Yara Gambirasio

E' chiaro che l'uso di tre armi atte ad offendere diverse può far pensare a un assassino particolarmente violento o fuori di sé, ma anche a tre soggetti diversi, ognuno con un'arma propria che hanno infierito sulla vittima. Rimane però il fatto che al 12 novembre 2014 pesa come un macigno su Massimo Giuseppe Bossetti, muratore di Mapello, l'esame del dna trovato sul corpo, a lui riconducibile. Per gli inquirenti il misterioso "Ignoto 1" del quale tanto si parlò sarebbe lui.

I suoi avvocati mettono però in discussione anche questo, perché affermano che pur disponendo del dna di Esther Arzuffi da due anni solo con grande ritardo si è arrivati al dna dell'uomo, figlio della Arzuffi, attualmente accusato del crimine e a lungo tenuto in isolamento in carcere a Bergamo.

Da queste premesse si intende richiedere un incidente probatorio al fine di ripetere l'esame del dna.



Bossetti, difeso anche dai familiari, pur cadendo in alcune contraddizioni, continua a professarsi non colpevole per la morte di Yara Gambirasio. In un sistema giuridico garantista come il nostro va ritenuto tale fino a condanna passata in giudicato.







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