L'onda di maltempo che ha attraversato l'Italia si è concentrata soprattutto al centro-nord: previsti miglioramenti solo da mercoledì. Inutili gli appelli alla prevenzione ed ora si deve far la conta dei danni e, purtroppo, quella più amara, delle vittime: 3 nelle ultime giornate. La Liguria è di nuovo piegata in ginocchio dalle ultime frane ed esondazioni, che hanno messo in pericolo sia le cose che soprattutto le persone: bisogna anche tener conto che ben un abitante su 6 in questa regione, vive in uno spazio ad alto rischio idrogeologico. Genova e le città vicine non fanno quindi in tempo a riprendersi dall'ultimo disastro che ora deve di nuovo affrontare il problema: ma di chi è la colpa?

Sembra infatti inutile districarsi nelle rete di accuse che si susseguono, tra le varie istituzioni: la priorità ora è  riparare ai danni, e soprattutto prevenire che ce ne possano accadere degli altri.

E in questo senso permea ancora una linea di fuoco che vede associazioni e varie istituzioni, come Legambiente, che si battono per cambiare il decreto all'interno del patto di stabilità, che prevede fondi per il dissesto idrogeologico, ma solo quando ormai si sono verificati i danni!  Ma se dal governo non arrivano risposte rassicuranti, almeno possiamo trarre una nota positiva nella fondazione della 'coalizione per la prevenzione del rischio idrogeologico', di cui non fanno parte solo le maggiori istituzioni legate all'ambiente, ma anche sindaci, istituzioni comunali e l'associazione degli architetti: l'obiettivo è quello di sensibilizzare la politica ai gravi problemi di dissesto idrogeologico in cui si trova il nostro paese.

Tra le proposte portate avanti c'è quella di un corretto uso dei fondi destinati al problema, tra cui quello di non ricostruire quelle strutture che probabilmente sono tra le cause dell'esondazioni, ma portare avanti un progetto di delocalizzazione di quelle aree dove si è costruito, e che invece sono ad alto rischio e possono servire come campi per la canalizzazione ed eventuale esondazione del fiume.

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