Alla luce della strage compiuta a Sydney, bisogna approfondire l'argomento: quella dell'Isis, Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, è una macchina praticamente perfetta. Lo dimostra il fatto che gli Stati Uniti, con dei patetici bombardamenti dall'alto, non siano ancora riusciti a snidare ed eliminare i loro nemici. La concezione del Califfato è molto, molto diversa dalle solite bande armate che avevano terrorizzato il Medio Oriente sino ad oggi. E riporta al glorioso tempo dei Quattro Califfi, che per un mediorientale è come rievocare l'Impero romano.

L'Isis è diversa, molto diversa da tutte le altre organizzazioni apparse finora. Mira al controllo territoriale, che ha già ottenuto in buona parte del territorio iracheno e siriano. L'Isis vende il petrolio delle regioni occupate a uomini d'affari senza scrupoli che poi lo piazzano a prezzi convenienti in Iran e Turchia, ricavando finanziamenti enormi. Come si ottiene il consenso in una regione ricchissima di petrolio ma dove questo immenso reddito è nelle mani di pochi, e la maggior parte della gente è povera?

Semplice: facendo funzionare le cose.

Porta l'elettricità, sistema le strade, fa in modo che l'acqua arrivi nelle zone controllate. L'iracheno medio può non essere d'accordo su tutto, ma sopporta perché le cose funzionano. Sull'aspetto del dominio territoriale si sta tornando indietro. Si diceva che quello di al-Qaeda fosse un terrorismo "liquido", e che quindi fosse impossibile fermarlo perché sfuggiva all'etichetta di guerra tradizionale, Stato contro Stato.

L'Isis lo stato se lo sta formando sulle macerie del vecchio Iraq, lasciato a se stesso dalla propaganda occidentale e dai governi fantoccio che hanno potuto fare ben poco, viste le divisioni interne tra sciiti, sunniti e curdi.

La spaventosa flessibilità dello stato islamico però mostra un'attenzione ai nuovi media che non si era mai riscontrata; scordatevi al-Qaeda e i filmini di bin Laden registrati con vecchie telecamere: l'Isis monta perfettamente immagini ad alta definizione, usa twitter e altri social network per fare proseliti.

In questo approccio alla comunicazione ha imparato la lezione dai tanti immigrati di fede islamica presenti sul territorio europeo e americano. Non è un caso che uno dei boia dell'Isis sia un rapper inglese figlio di immigrati mediorientali. Questo ci deve far pensare al concetto di integrazione. Perché la società non è riuscita a far sentire come "accettate" queste persone? L'islam di per sé è una religione pacifica, e il jihad, la guerra santa, non è tra i pilastri di questa fede come vorrebbero fare credere le organizzazioni terroristiche. Cosa non ha funzionato?

Alcuni esperti militari israeliani sono però tranquilli: il califfato ha la metà dei combattenti di Hamas, dicono.

Amos Yadlin, in un editoriale sul quotidiano israeliano "Yedioth Ahronoth" sostiene che non siano più di diecimila persone con armi leggere, quindi facili da combattere. Quello che Yadlin non ci spiega, però, è perché prima c'era al-Qaeda e adesso c'è l'Isis, perché l'estremismo islamico continui a fare proseliti, qual è la soluzione al problema. Sparito l'Isis, ammesso che scompaia e nel breve periodo sarà difficile, ci sarà qualcosa di nuovo da combattere. La soluzione Yadlin potrebbe trovarla facilmente in casa, dato che la radice da cui tutto l'odio parte è solo il riconoscimento e la libertà della Palestina.

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