Si è concluso con il blitz della polizia, l'assedio della cioccolateria Lindt a Martin Place, nel cuore finanziario di Sydney dove, un predicatore islamico armato di fucile a pompa teneva da oltre 16 ore in ostaggio 50 persone. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato proprio un colpo di arma da fuoco sparato dallo stesso sequestratore a far scattare la pronta reazione degli agenti e non il contrario.

Già tutte le forze speciali della città erano pronte ad intervenire, attendendo il segnale, ma è stato proprio il sequestratore a fare la prima mossa ed a provocare il blitz degli agenti.

Nello scontro è stato ucciso il sequestratore e ci sarebbero almeno altre due vittime: non ancora chiarite le dinamiche. Il bilancio ufficiale parla anche di quattro feriti, di cui tre feriti critici, a cui sarebbero state praticate le manovre di rianimazione cardio-polmonare. Non ci sarebbero cittadini italiani coinvolti, secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Al momento sono in corso ulteriori accertamenti ed è anche entrato in azione un robot antibomba alla ricerca di possibili ordigni.

Ore di angoscia a Sydney

La città si è trovata a vivere ore drammatiche nella notte italiana quando, quello che adesso è stato identificato come un estremista dell'Isis, avrebbe fatto irruzione nella cioccolateria Lindt prendendo diverse persone in ostaggio. Il folle avrebbe da subito tentato di stabilire contatti con le forze dell'ordine facendo passare a turno gli ostaggi con le mani in alto davanti alla vetrina per motivare le sue richieste.

Il predicatore, infatti, dopo ore di contrattazione avrebbe tentato di parlare con il premier Tony Abbott ed avrebbe richiesto una bandiera dello Stato Islamico da esporre fuori l'edificio.

Questo avrebbe da subito fatto pensare al gesto di uno dei cosiddeti "lupi solitari" dello Stato Islamico, ovvero uomini dell'autoproclamato califfato forviati da un falso credo che vengono inneggiati a compiere atti violenti contro la propria patria.



La fine dell'assedio

Lo scontro a fuoco sarrebbe cominciato, però, solo alle 2.15, ore locali, con tre colpi di arma da fuoco seguiti dalla fuga di tre ostaggi dall'edificio dove si era barricato il sequestratore. Poi altri due ostaggi sono riusciti a fuggire, per un totale di cinque: 3 uomini e 2 donne. A quel punto non è stato difficile per le teste di cuoio fare irruzione nell'edificio e portare in salvo le altre persone.

Chi era il sequestratore

Non è stato difficile per la polizia risalire all'identikit del sequestratore. Si tratta di Man Haron Monis, un 50enne di origini iraniane, sedicente predicatore religioso, già noto alle forze di sicurezza per aver scritto lettere minacciose alle famiglie dei soldati australiani uccisi in Afghanistan (motivo per cui era stato condannato a 300 ore di lavori forzati).

Si faceva anche chiamare Sheikh Haron e Mohammad Hassan Manteghi, era giunto in Australia nel 1997 ed aveva collezionato oltre 50 denunce per molestie sessuali, durante la sua attività di "guaritore religioso".

Il robot antibomba

Ma l'incubo al momento non sembra avere fine. Gli artificieri sono in queste ore impegnati con un robot antibomba comandato a distanza per cercare dei possibili ordigni pronti ad esplodere, secondo quanto minacciato dallo stesso sequestratore. In particolare si ricercano due bombe nell'edificio ed altre due all'esterno, proprio nel cuore finanziario della città.

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