I misteri sulla morte di Luis Miguel Chiasso si infittiscono; il giovane ragazzo di Terni (di origine sudamericana) uccisosi il 25 novembre scorso con un colpo di pistola al petto in una caserma romana continua a lasciare dietro di sé una scia di dubbi e atmosfere da romanzo nero che nascono dai post che ha lasciato su Facebook e dalle circostanze in cui è avvenuto il suicidio. Dalle notizie che ricaviamo dal suo profilo, così come dalle foto che lo ritraggono come un ragazzo gioioso e pieno di vita (e di interessi), rimane inspiegabile come improvvisamente a questo giovane carabiniere venga in mente di spararsi al cuore, tra l'altro in una dinamica a dir poco originale per un suicidio, ma le perplessità non si limitano alle motivazioni del gesto del ragazzo.

Si discute moltissimo sull'ultimo post lasciato da Chiasso, perché alcuni pensano che non sia stato nemmeno scritto da lui, mentre se avvaloriamo l'ipotesi della paternità dell'ultimo messaggio, rimane da capire perché scrivere di avere sostanzialmente una doppia vita, di essere cioè al soldo dei servizi segreti italiani, di conoscere molti segreti che se venuti a conoscenza della gente comune avrebbero potuto scatenare una rivolta, di temere per la sua vita proprio perché depositario di verità pericolose, di essere Adam Kadmon, personaggio di fantasia che ha fatto fortuna con le teorie del complotto e che si rifà ad una tradizione esoterica che pure rappresentava uno dei vasti interessi del giovane Chiasso.

Quello che sembra ormai acclarato è che la rivelazione di essere Adam Kadmon fosse frutto di un delirio, in qualche modo comprensibile perché anche il giovane carabiniere condivideva una visione per certi versi dietrologica di molte vicende di cronaca internazionale, probabilmente seguiva la trasmissione Mistero che ha reso famoso Kadmon, ma il produttore del programma Claudio Cavalli ha smentito ogni legame tra i due e ha negato che il giovane sia stato una fonte di notizie per la sua trasmissione.

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Cavalli ha però ammesso che Adam Kadmon gli ha detto di aver subito un attacco informatico al suo sito poco dopo la diffusione della notizia della morte del carabiniere, tingendo di giallo anche questa vicenda.

Alcuni giornalisti hanno contattato qualche amico del carabiniere, ma quelli che hanno parlato hanno affermato di non credere alla tesi del suicidio e hanno aggiunto che addirittura il loro telefono sia stato messo sotto controllo nei giorni successivi al tragico episodio, mentre i parenti hanno ammesso di ritenere incredibile che il giovane avesse qualche motivo per suicidarsi; solo la famiglia non ha fatto dichiarazioni particolari e ha chiesto di non essere disturbata in questo momento di dolore. L'Arma dei Carabinieri invece non ha mai smentito l'ipotesi del suicidio e già è stata disposta l'autopsia senza che siano risultate novità, ma questa vicenda per tutti i punti che rimangono oscuri continua a lasciare dietro di sé un alone di mistero.