Ormai la confessione è roba da telefilm. Solo in Csi o simili quando arriva la conferma del Dna o di altre prove di laboratorio il presunto colpevole abbassa lo sguardo e inizia raccontare il delitto. Nella realtà invece è ben diverso. Quelli che vox populi e la pressione mediatica indicano come colpevoli (e che fino a condanna definitiva non lo sono) invece non cedono. Non danno a tutti la soddisfazione di poter tirare il fiato, di sapere che giustizia è fatta, che l'orco è stato messo in galera.

Ancora oggi, per esempio, non c'è mai stata la confessione di Annamaria Franzoni. Lei si è sempre dichiarata innocente. Nonostante la condanna non ha mai ammesso di avere ucciso il figlio di tre anni Samuele Lorenzi.

Neanche l'arma è mai stata trovata tanto che fra i cronisti che per mesi hanno soggiornato in Valle d'Aosta a un certo punto giravano le ipotesi più fantasiose compresa la stalattite di ghiaccio poi sciolta e quindi scomparsa. Ma la confessione non è mai arrivata e anche il marito di Annamaria le è sempre stato vicino, probabilmente convinto che il colpevole fosse un altro.

Cambiamo scenario e passiamo a Garlasco in provincia di Pavia. Chiara Poggi viene uccisa nella sua casa il 13 agosto 2007. I soccorsi sono chiamati dal fidanzato Alberto Stasi, tutt'oggi sotto processo e quindi innocente fino a prova contraria. Arrestato, viene rilasciato dopo quattro giorni perché gli indizi furono giudicati insufficienti. Poi però è finito sotto processo con una lunga vicenda giudiziaria che si sta concludendo proprio in questo periodo.

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Gli indizi contro di lui ci sono, ma manca la "pistola fumante". E lui si è sempre dichiarato innocente.

Terza scena. È il 18 aprile 2011 quando Carmela Melania Rea, 29 anni, scompare sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dov'era andata per trascorrere qualche ora all'aria aperta insieme al marito, Salvatore Parolisi, militare del 235esimo Reggimento Piceno, e alla loro bambina di 18 mesi. Dopo due giorni viene scoperto il cadavere, in seguito a una telefonata anonima di un uomo mai rintracciato, in un bosco di Ripe di Civitella, nel teramano, a circa 18 chilometri di distanza da Colle San Marco. Dell'omicidio viene accusato il marito condannato in appello a 30 anni. Gli indizi sono pesanti, ma lui non ammette nulla. E ora una nuova perizia potrebbe aprire la strada alla revisione del processo.

Brembate di Sopra in provincia di Bergamo. Yara Gambirasio, 13 anni, alle 18:43 del 26 novembre 2010 esce dalla palestra per tornare a casa. Non ci arrivò mai e tre mesi dopo il suo corpo viene ritrovato a Chignolo d'Isola a una decina di chilometri di distanza.

Dopo anni e un'indagine che sarà ricordata a lungo per la sua complessità si arriva finalmente a un nome. Il 16 giugno 2014 viene arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, tuttora in carcere. La prova del Dna lo piazza sul luogo del delitto, ma anche lui non confessa, anzi. Continua a proclamarsi innocente.

L'ultimo caso è di questi giorni e magari si concluderà diversamente dagli altri. Loris Stival, 8 anni, scompare il 29 novembre e viene ritrovato ucciso in un mulino abbandonato a Scoglitti, nei pressi del suo paese Santa Croce di Camerina. Si pensa al mostro poi le indagini si indirizzano vero la madre Veronica Panarello. Il cerchio attorno a lei si stringe finché arriva l'arresto. Troppi indizi e questa volta inizia a dubitare anche il marito. Lei si difende, non confessa. Lasciando a tutti nel dubbio. Come per gli altri casi.